ZERO BRANCO IN BICICLETTA
 

 

 

 

Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza : km. 34

Difficoltà : facile

Stagioni:primavera ed estate.

SCOLO VERNISE E ZERO by Carla Vello
SCOLO VERNISE E ZERO by Carla Vello

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PIAZZA by Carla Vello
PIAZZA by Carla Vello

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CAMPAGNE  VERSO SCANDOLERA
CAMPAGNE VERSO SCANDOLERA

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SCOLO VERNISE E ZERO by Carla Vello
SCOLO VERNISE E ZERO by Carla Vello

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Zero Branco sorge in un territorio pianeggiante ricco di corsi d'acqua, presso il confine meridionale della Provincia di Treviso. Il fiume Zero, il principale di questi corsi d’acqua, transita proprio per la piazza principale del paese, incontrandosi, poco più a sud, con il suo affluente: il Vernise. 

 

UN PO' DI STORIA

Zero Branco sembra avere radici antichissime: abitata in antico da genti paleovenete fu oggetto della conquista militare romana già nel II sec. A.C. e assegnata al territorio del municipium romano di Altinum. Il territorio, in origine coperto interamente da foreste, fu oggetto di una profonda metamorfosi ad opera dell’azione civilizzatrice di Roma che sottopose buona parte del territorio a massicci lavori di centuriazione di cui rimane tuttora traccia nell’orientamento dei terreni agricoli. Il toponimo. Lo stesso toponimo Zero attestato come Zayro e come Iairus e Iarus in altri documenti di epoca medioevale deriverebbe da un nome di persona (Iarius, Diarius, Darius), forse assegnataria dell’antica distribuzione coloniale o comunque titolare di un possedimento all’interno del territorio. Dal nome del territorio poi sarebbe derivato quello del fiume, Zero, che ancora oggi l’attraversa. Branco, invece, è stato aggiunto molto tempo dopo e preso a prestito da uno dei colmelli del capoluogo: significherebbe “diramazione di Fosso o di canale”. . Con molta probabilità indica l'incontro poco più a sud del centro dello Zero con il rio Vernise

 

 

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’inizio dell’ epoca medievale, il territorio fu travolto da un continuo susseguirsi di guerre e invasioni nel quadro del periodo di generale instabilità che caratterizzò l’Europa. Nel XII secolo il territorio giunse sotto il controllo del libero Comune di Treviso, quindi passò intorno al 1312 alla dinastia scaligera dei Della Scala alla quale vennero strappate da Venezia dapprima per pochi anni, nel 1338, poi in via definitiva nel 1388. A quel tempo il territorio era suddiviso in due parti dette “regule” (Fontane di Zero e Montiron di Zero) le quali assieme a molte altre “regule” tra cui quelle di S’Alberto e Scandolara, formavano la cosiddetta “Mestrina”, ovvero uno degli otto quartieri (quello meridionale) in cui era suddiviso il territorio di Treviso. Un successivo provvedimento, stabilito con ogni probabilità dopo il ritorno del trevigiano sotto il controllo di Venezia, staccò Zero Branco dalla “Mestrina” ovvero dall’ambito amministrativo di Treviso e lo assegnò, forse per rafforzarla, alla Podestaria, cioè al territorio sottoposto al Podestà di Mestre. A questo periodo risale il Palazzo Sagramora, il più antico fabbricato del paese: si pensa fosse sede di un ospizio. Sant’Alberto e Scandolara, invece vennero inserite in quella superiore delle due parti in cui nel frattempo la “Mestrina” era stata suddivisa. Durante il XV e il XVI sec., anche a Zero Branco, come nel resto d’Europa, la popolazione comincia ad aumentare: c’è un elevato fabbisogno alimentare oltre che un incremento delle esigenze e dei bisogni. Durante il dominio veneziano i terreni che fino a quel momento erano rimasti incolti, vengono dissodati e messi a coltura. L’attività agricola si fa sempre più intensa e vengono favorite le relazioni economiche con i veneziani. Zero, inoltre godeva di una posizione favorevole per i proprietari che abitavano a Treviso o a Venezia. I veneziani, soprattutto, costruirono sulle terre acquistate le loro residenze estive allo scopo di seguire l’andamento delle coltivazioni e l’amministrazione delle rendite. Nel Settecento ci sono a Zero ben importanti otto ville. Nel 1797 terminata l’esistenza della Repubblica di Venezia ad opera di Napoleone Bonaparte, il territorio comunale passò sotto la dominazione francese ma nello stesso anno tutto il Veneto fu ceduto all’Austria con il trattato di Campoformido per tornare poi a Napoleone nel 1805 e poi di nuovo all’Austria dal 1814 al 1866, quando si ebbe l’annessione al Regno d’Italia. Nel 1807, sotto il dominio francese, Zero fu staccata da Mestre, alla cui Podestaria era rimasto unita per lunghi secoli e riunita dal punto di vista amministrativo a S.Alberto e Scandolara, fu inserita nel cantone di Noale.  Con il dominio austriaco, invece, Zero pur rimanendo a far parte dell’area amministrativa di Noale, entra a far parte della provincia di Padova e diventa Comune. E’ solo il 1° luglio 1853 che Zero, insieme a S.Alberto e Scandolara, passa alla provincia di Treviso e con l’unificazione d’Italia (1866), il Comune viene chiamato col nome di Zero Branco.

Tra i villeggianti famosi a Zero Branco, ricordiamo il celebre libertino Giacomo Casanova, che abitò in una modesta casetta, la famiglia Corniani, proprietaria di una Villa a S.Alberto, Enrico Fermi che soggiornò a Villa Bon durante l’infanzia e il grande scrittore Giovanni Comisso.

 ( materiale tratto dal sito istituzionale del Comune di Zero Branco ).

i corsi d'acqua di zero Branco.PNG

Bicicletta e partiamo! Siamo in piazza Umberto I, laddove a dominare la piazza vi è il centro amministrativo del comune ovvero il palazzo municipale.

MUNICIPIO ZERO.JPG

Diamo ora le spalle al municipio e guardiamo in direzione est: sullo sfondo la parrocchiale, ma prima, addentrandoci a piedi su questa deliziosa area pedonale, alla nostra sinistra ecco il primo dei nostri approdi: il palazzo Sagramora.

PALAZZO SAGRAMORA ( ex palazzo degli Offi )

 

L’edificio più rappresentativo, oltre che più antico di tutto il Comune, è il Palazzo Sagramora. La costruzione, giunta praticamente intatta attraverso i secoli, appare in tutta la bellezza dello stile gotico trecentesco: al piano terra una serie di cinque arcate a sesto acuto che si aprono sul retrostante porticato; sulla facciata poi si vedono alcuni avanzi della policromia con cui nel quattordicesimo secolo si trasformavano i prospetti degli edifici. Il palazzo, come risulta da un documento del 1503, era all’epoca una sorta di convento, o meglio un ospizio retto dalla Scuola dei Battuti, destinato all’accoglienza dei pellegrini: vi erano a disposizione cinque letti, oltre all’alloggio delle vedove e dei confratelli della scuola.  ( materiale tratto dal sito istituzionale del Comune di Zero Branco).

 

SAGRAMORA.JPG

Solo qualche metro più avanti, a chiudere idealmente lo spazio della nostra passeggiata, ecco la chiesa di Zero Branco.

LA PARROCCHIALE DI ZERO BRANCO e JACOPO PALMA IL GIOVANE

 

Sorge all’incrocio di un cardo e di un decumano dell’antica centuriazione romana, laddove dovette svilupparsi il primo e più antico nucleo abitativo del paese. Si presenta come edificio basilicale a tre navate. Sembra di dover porre molto indietro nel tempo la costruzione della prima versione dell’edificio, intitolato all’Assunzione della Vergine: il titolo stesso di Santa Maria Assunta, infatti, ebbe una prima diffusione nel V e nel VI secolo e una seconda in pieno Medio Evo ad opera soprattutto dei Cistercensi. In una bolla del 1152 in cui papa Eugenio III confermava al vescovo di Treviso Bonifacio i possedimenti della sua diocesi, la chiesa di Zero Branco veniva nominata quale chiesa madre di una pieve da cui dipendevano le chiese filiali di Sant’Alberto, Rio San Martino e Sanbughé. Secondo la testimonianza di un’iscrizione ora perduta, ma vista nel secolo scorso da Francesco Fapanni, una ricostruzione dell’edificio dovette aver luogo probabilmente intorno al 1495. Nel 1696 venne iniziata la costruzione del campanile, mentre la chiesa non ebbe nuovi interventi sino alla prima metà del XIX secolo, quando nel 1847 venne riedificata la facciata ad imitazione di quella palladiana di S.Francesco della Vigna a Venezia. La più importante opera pittorica conservata al suo interno è la pala raffigurante la “Madonna del Parto”, posta sull’omonimo altare laterale della navata sinistra, opera autografa di Jacopo Palma il Giovane che la dipinse quale replica del dipinto oggi nella chiesa dei Santi Geremia e Lucia di Venezia.

Lasciata la chiesa alla nostra destra, ci dirigiamo a nord su via Trento-Trieste per circa 300 metri. Ora usciamo sulla strada regionale noalese, tenendo la destra sino a raggiungere dopo circa 80 metri, sempre sulla destra, la cancellata che ci porta a Villa Albuzio.

VILLA ALBUZIO (1580)

Risalente all’incirca al 1580: l’edificio è anticipato da un esteso prato contornato su tre lati da filari di frassini e tigli; vi si sono recuperati in passato, in occasione di scavi, antichi resti murari di epoca romana o più probabilmente medievale. La facciata del corpo abitativo principale, articolato in una semplice struttura parallelepipeda a tre piani, è dipinta a fasce orizzontali su cui si spiccano intricati arabeschi vegetali: sulla destra, una breve ala a due piani pure affrescata a vivaci fasce orizzontali, mostra in facciata lo stemma araldico della famiglia Albuzio; segue la barchessa, oltre la quale si trovano una suggestiva collinetta adibita a ghiacciaia ed un altro edificio utilizzato durante l’inverno come limonaia. 

VILLA.jpg

Seguendo la ciclabile che abbiamo sulla destra della strada, ora proseguiamo a nord per circa 150 metri entrando a destra all’interno di un piccolo centro commerciale. Teniamo lì subito la sinistra dirigendoci a nord in via Monte Croce per circa 250 metri e quindi a destra per circa 200 metri e quindi ora a sinistra in via Monte Tomba per circa 400 metri. Andiamo ora a destra, superiamo la rotonda ed entriamo in via Guidini: 400 metri più avanti ecco il complesso di Villa Guidini.

VILLA GUIDINI ( Sec. XVII )

Immersa nella campagna veneta, Villa Guidini è un armonioso complesso costituito da una villa veneta del sec. XVII, un parco e quattro ettari di adiacenze. L’edificio della Villa è costituito dal corpo centrale nelle cui sale si possono ammirare pregevoli stucchi veneziani a soggetto floreale, i soffitti a vista con travature originali, i caminetti. Da segnalare inoltre la caratteristica scala a chiocciola che mette in comunicazione i tre piani ed un ritratto di Napoleone Bonaparte dell’epoca. In un’ala della villa si trova la Chiesetta padronale mentre in quella opposta è situato un Bar ristorante. Il parco della Villa con le sue piante secolari e rare, il laghetto, il prato rappresenta una suggestiva cornice al complesso architettonico della Villa. In un angolo del parco si trova la ghiacciaia, caratteristica costruzione a forma di cupola ricoperta di terra che nel passato svolgeva la funzione di frigorifero.

VILLA GUIDINI.JPG

Lasciamo ora Villa Guidini ed andiamo a destra sempre su via Guidini. Procediamo tra fossi e siepi per circa 900 metri. Al successivo incrocio giriamo a destra in via Comisso. Giù a sud per circa 900 metri sino al capitello dedicato a San Pio X.

CAPITELLO SAN PIO X.JPG

Giriamo ora a destra in via Campocroce. Andiamo ancora giù per altri 500 metri e quindi all’altezza di una curva a novanta gradi andiamo a sinistra. Fatti circa 700 metri usciamo all’incrocio, giriamo a sinistra e poi subito a destra. Siamo in via Gardigiana. Scesi per altri 800 metri giriamo qui a sinistra per qualche metro e poi subito a destra. Fatti circa 200 metri attraverseremo il ponte sul Fiume Zero. 

PAESAGGI SUL RIO TASCA.JPG

Avanti altri 1,1 km ( prima via Verdi e poi via Fontane e a ridosso del “passante di Mestre“), usciamo a destra ora in via Milan, cominciando così a risalire il territorio zerotino.

Ripassiamo sullo Zero e a nord ( sfiorando per alcuni tratti il fiume ) per circa 2,2 km sino a vedere sulla nostra sinistra ( anticipata da un cancello e due belle colonne ) la stradina privata che porta a Villa Libralato ex Gasparoni.

 

VILLA LIBRALATO (EX GASPARONI)

L’edificio, situato nella verde e serena campagna del colmello Branco, presso uno dei tratti più belli e suggestivi del fiume Zero e sul limitare di un’area ricca di boschi, si articola in due piani sovrastati da timpano e presenta al proprio interno, come buona parte delle ville considerate, raffinate decorazioni a stucco.

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Lasciamo ora la Villa e 300 metri dopo giriamo a sinistra in via 4 Novembre.  Ciò che intravediamo sulla nostra destra, questa sorta di piccolo Zero è in realtà lo scolo Vernise. Pedaliamo per circa 2,3 km e giriamo quindi a destra in via Dal Pozzo. Ancora avanti per circa 600 metri e quindi a destra tornando in direzione nord. Siamo ora in via Dante Alighieri: altri 500 metri e quindi a destra, prima in via Dante Alighieri e quindi in via Cappella.E’ qui, nei pressi di una rotonda che potremmo incontrare una splendida area dedicata ad un capitello davvero carino ed intitolato alla Madonna. E’ qui, che nei giorni più assolati d’estate potremmo riassaporare il senso dell’acqua fresca che sgorga dalla terra grazie a una bella fontana.

RISTORO IN VIA CAPPELLA.JPG

Ancora 1,2 km e quindi a sinistra in via Guglielmo Marconi per altri 300 metri e quindi a destra in via Giovanni Verga: 500 metri, dopo aver attraversato la regionale, ecco davanti a noi Villa Corò ex Albuzio. 

VILLA CORO’ EX ALBUZIO

Essa è appartenuta fino a pochi anni or sono alla stessa famiglia proprietaria di Villa Albuzio. Si tratta di un elegante edificio riferibile ad una tipologia architettonica molto simile a quella di Villa Guidini (peraltro coeva),strutturato in un corpo centrale a tre piani con coronamento a timpano e in due laterali più bassi forse in origine adibiti a barchesse; anche Villa ex Albuzio era anticamente circondata da un vasto parco bordato dal fiume Zero e ricco di pini, magnolie e limoni: di esso sopravvive il prato antistante la facciata sulla Noalese, al quale si accede attraverso una coppia di robusti pilastri modanati e sormontati da statue.

Lasciamo alle spalle villa Corò ed entriamo a destra in via Pola, in direzione Sant’Alberto. Fatti circa 500 metri sulla nostra destra ecco Villa Bon.

VILLA BON ED ENRICO FERMI – L’ORATORIO DI SAN PIETRO

Settecentesco edificio timpanato abbellito da stucchi nelle sale del pianoterra e del primo piano: la parte principale della costruzione, al centro ,era residenza della famiglia Bon soltanto durante la stagione estiva, mentre l’ala destra era normalmente abitata dalla famiglia Sola presso la quale, essendone imparentato, soggiornò Enrico Fermi durante l’infanzia. Accanto alla villa si trova l’annesso oratorio dedicato a San Pietro, al cui interno si conserva un dipinto del Duse raffigurante l’apostolo.

 

VILLA BON.JPG

Procediamo ora per circa 600 metri sulla principale e quindi a destra in via Binati per circa 300 metri. Siamo ora su un nuovo ponte sul fiume Zero, e poco oltre andremo a sinistra in via Mazzocco: avanti per circa 850 metri e quindi a sinistra in via Bettin. Facciamo tutta via Bettin per circa 1 km e quindi a sinistra in via Aldo Moro: 70 metri e quindi a destra. Altri 250 metri ed eccoci in pieno centro a Sant’Alberto ( la chiesa a sinistra e la bella scuola elementare a destra ).

LA CHIESA DI SANT’ALBERTO

A detta del Fapanni, deve il suo nome al fatto di essere stata anticamente annessa ad un convento-ospizio di Carmelitani i quali la intitolarono ad ecclesiastici appartenuti al loro stesso ordine religioso: dapprima al Beato Alberto, patriarca di Gerusalemme, quindi a S.Alberto di Monte Trapano, predicatore martirizzato .L’edificio fu ricostruito e riconsacrato una prima volta nel 1621, poi nel 1883 in onore di S.Alberto. L’interno si articola in tre navate con colonne a sostegno di archi in cotto e presenta quattro altari fra cui quello maggiore, collocato in fondo al coro, in legno dorato. Alcuni dipinti raffigurano i Santi Alberto, Agostino, Antonio da Padova, oltre alla Beata Vergine col Bambino.

Lasciamo la chiesa di Sant’Alberto e procediamo a ovest su via Alessandrini per circa 700 metri sino ad un incrocio “dominato” da un capitello votivo. 

CAPITELLO DI INIZIO VIA CORNIANI.JPG

Ora giriamo a destra in via Corniani. Facciamo circa 1,2 km e quindi andiamo a destra in via Padovana: superiamo poco dopo un nuovo ponte sul fiume Zero e procediamo a nord per circa 100 metri: andiamo ora a sinistra e procediamo sulla via per circa 700 metri. Andiamo ora a sinistra per circa 700 metri ( sulla nostra destra un laghetto). Usciamo ora in via Tiveron e giriamo a sinistra: poco oltre un mulino e un nuovo ponte sullo Zero. Fatti circa 400 metri giriamo a destra in via Onaro. 700 metri dopo troveremo una stradina sulla nostra sinistra:

CAMPAGNE  VERSO SCANDOLERA.JPG

 la prendiamo e cominciamo a scendere tra curve e campagne a sud per circa 1,8 km sino ad uscire sulla principale e vedere quindi sulla nostra sinistra la chiesa parrocchiale di Scandolara.

LA CHIESA DI SCANDOLARA

Ancora secondo il Fapanni, esisteva già nel lontano ‘300 quando, intitolata a S. Martino Vescovo, ed era una delle cappelle della Pieve di Trebaseleghe: anch’essa tuttavia dovette essere più volte ristrutturata nel tempo. La chiesa custodisce al proprio interno tre altari, quello maggiore sul fondo e due laterali dentro le cappelle; un accenno merita il dipinto con la Beata Vergine del Rosario ed il profeta Simeone. Il campanile fu costruito nel 1760.

PARROCCHIALE DI SCANDOLARA.JPG

IL RITORNO A ZERO BRANCO

E’ giunto il tempo di chiudere questo viaggio rintracciando la via di casa che ci porterà al punto da cui siamo partiti una trentina di km fa: il municipio di Zero Branco. Per farlo prendiamo di fronte a noi via Malcana: 600 metri e quindi a sinistra in via Pesci. Altri 800 metri e quindi a destra sulla provinciale: scendiamo a sud per circa 1 km e quindi a sinistra in via Capitellon.

CAPITELON.JPG

Procediamo sulla strada seguendo la principale che svolta a nord per circa 1,8 km. Andiamo ora a sinistra e poco oltre a destra. Siamo ora in via Montiron: avanti così per circa 1,6 km ed eccoci quindi ad uscire in via P. Sola. Teniamo la destra ora. Circa 600 metri dopo siamo sulla noalese e andiamo a destra. Pedalato per circa 200 metri ed entrando a destra, rieccoci in piazza a Zero Branco nei pressi del Municipio. Qui si chiude il nostro viaggio!