PEGORILE E PIAVESELLA IN TREVISO

Caratteristiche tecniche: lunghezza km. 16-  tempo di viaggio 1 ora e mezza

IL PEGORILE

Nasce presso Ponzano Veneto, nei pressi della località denominata Villaggio Florida, e già poco dopo accoglie da sinistra le acque del torrente Giavera. Prosegue il suo corso verso sud e, poco prima di Treviso si immette nel Botteniga. Poco più di 4 chilometri di fiume. Sul suo corso si trovavano un tempo mulini e segherie e, sino alla metà dell'Ottocento, il fiume rappresentava una via d'acqua usata in particolare per il trasporto del legname.

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Il nostro viaggio parte stavolta da Treviso, ed esattamente da Ponte Dante. E’ bello infatti andare a prenderci l’acqua alla fine in questo caso, quella portata in questi luoghi attraverso i Buranelli dal Botteniga e dai suoi affluenti (uno di questi è il Pegorile appunto!)
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Ora entriamo a sinistra in via dello Squero. Avanti per 100 metri e quindi a sinistra per via Guido Bergamo. Avanti 50 metri e ora a destra per altri 50 metri. Poi ancora a destra passando sopra il Ponte Sant’Agata.
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Dopo esser transitati sopra il Ponte di Sant’Agata, teniamo la sinistra su via Carlo Alberto. Andiamo avanti circa 100 metri e quindi a sinistra, poco più avanti annunciata dalle pale di un piccolo e caratteristico mulino, ecco l’Isola della Pescheria.

L’ISOLA DELLA PESCHERIA

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L'isola della Pescheria è un isolotto fluviale del centro storico di Treviso, lambita dal Cagnan Grando (uno dei rami del Botteniga). Come suggerisce il nome, ospita il mercato del pesce cittadino. Verso la metà dell'Ottocento sorse la necessità di una riqualificazione dell'allora Piazza dei Signori, zona caratteristica della città. Quest'esigenza era data da motivazioni di carattere igienico-sanitario e strutturale. Spostare la localizzazione del mercato foriere che rappresentava una fonte di disturbo per i sensi dei cittadini. Il mercato del pesce, infatti, portava con sé odori poco gradevoli per gli abitanti di quella zona. Pietro Liberali ebbe l'intuizione della nuova sistemazione e fu realizzata nel 1856, durante la dominazione austriaca della città, su iniziativa dell'allora sindaco. I lavori furono progettati dall'ingegnere comunale Francesco Bomben che riunì in un'unica isola i tre isolotti naturali già presenti nel canale, a valle del ponte di San Parisio. La nuova sistemazione si rivelava ottimale poiché beneficiava di acqua corrente e di una distanza più appropriata dagli edifici abitati. Il mercato del pesce, in precedenza svoltosi nella piazza antistante il Monte di Pietà, fu quindi spostato in questo luogo. Il collegamento con il mercato è costituito da un ponte di ferro.

Il progetto dell'ultimo intervento di riqualificazione (2002), che ha visto il rifacimento della pavimentazione e dei banchi del mercato, è stato firmato dall'architetto Toni Follina. Questa ristrutturazione ha mantenuto l'assetto originale, ha permesso di realizzare la copertura ai banchi del pesce e quest'intervento ha dato modo alla piazza di acquisire carattere pubblico. Nei limitrofi del mercato si trovano numerose attività commerciali, locali pubblici e botteghe che rendono la zona molto frequentata soprattutto al mattino. Quest'area è ben rappresentativa dell'intera città con i suoi colori e profumi delle pietanze tipiche locali.

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Appena finito il ponte sull’isolotto, noi teniamo la sinistra e quindi subito la destra cominciando a percorrere riva del Cagnan Giovanni Comisso. Qui andiamo avanti per circa 100 metri e quindi andare a destra sopra il Ponte di San Francesco che faremo tutto in direzione est.
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Siamo nei pressi di San Francesco!

LA CHIESA DI SAN FRANCESCO

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Nei primi anni del XIII secolo il comune di Treviso emanò degli Statuti che permettevano agli ordini mendicanti di insediarsi all'interno delle mura. Un esiguo gruppo di frati minori, inviati dallo stesso Francesco d'Assisi, giunse così a Treviso nel 1216, e prese sede a nord-est del centro cittadino, nella zona oltre il Cagnan Grande. In quest'area, che la tradizione vuole concessa loro dai Da Camino, i francescani edificarono un semplice convento e una cappella intitolata alla Vergine Maria. La comunità divenne presto numerosa e nel 1231 si cominciò a costruire la chiesa e il convento, anche con il contributo del Comune. Nel 1270 vennero ultimate le costruzioni. Un ruolo importante nella dotazione del convento lo ebbe Gherardo da Camino, forse per un atto di riparazione per l'uccisione di Giacomo Casalevescovo di Feltre e frate minore, avvenuta nel 1298. Le maggiori famiglie trevigiane ebbero una propria cappella in questa chiesa: un esempio su tutti la imponente arca dei da Camino. Essendo una chiesa di regolari, nel 1797 la chiesa fu occupata dai Francesi e i frati minori conventuali furono espulsi. Nel 1806 il convento venne soppresso dalle leggi del Regno d'Italia. La chiesa fu così adibita a scopi militari e come stalla, mentre i due grandi chiostri vennero demoliti. Soltanto nel 1928, dopo un restauro, essa fu riaperta. La chiesa, di proprietà del Comune di Treviso, è stata nuovamente affidata all'animazione pastorale dei frati francescani conventuali. Ad un francescano, fra' Benvenuto delle Celle, secondo la tradizione autore anche del progetto per la chiesa di San Nicolò, si deve forse il disegno della chiesa. Alla grandiosità del tempio domenicano si oppone la struttura semplice e severa, di transizione fra il romanico e il primo gotico, di San Francesco. La facciata a capanna, così come i due fianchi, è decorata da lesene coronate da piccoli archi.

La chiesa ospita le tombe di alcune persone celebri: Pietro Alighieri e Francesca Petrarca i più importanti. Il primo, figlio di Dante Alighieri, era un giudice, poeta e commentatore della Comedia, residente a Verona, che morì a Treviso durante un soggiorno in città nel 1364. La sua arca sepolcrale, scolpita da Filiberto de Sanctis, era in origine collocata nel chiostro della chiesa di Santa Margherita, degli Eremitani. Sormontano il monumento funebre gli affreschi attribuiti ad Andrea di Bartolo, raffiguranti San Francesco e angeli musicanti. La seconda, figlia di Francesco Petrarca, morì di parto a Treviso nel 1384. La lastra sepolcrale presenta una iscrizione in latino, dettata dal marito della donna, Francesco da Brossano, funzionario presso Francesco da Carrara

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Lasciamo ora San Francesco sulla nostra sinistra, procediamo per 150 metri ed ora a sinistra in via Manzoni. Avanti per 100 metri, attraversiamo la strada e quindi facciamo il sottopasso. Ora a sinistra per 150 metri ed ora a destra in via Francesco Baracca. Avanti per circa 400 metri e quindi a destra su via Nervesa per 100 metri. Sulla nostra sinistra un capitello votivo.
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Teniamo ora la sinistra su Via Montello. Dopo circa 50 metri siamo su un ponte: sotto passa la Piavesella di Nervesa.
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Altri 50 metri e ora a sinistra in Strada San Pelajo. Altri 50 metri e ora a destra per 500 metri. Ora sulla nostra destra ecco la curiosa forma della chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo.

LA PARROCCHIALE DI SAN BARTOLOMEO

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Proseguiamo il nostro viaggio e circa 200 metri dopo siamo al semaforo della strada Ovest. Lo attraversiamo e poco oltre teniamo la destra in via San Francesco di Sales. Sulla nostra sinistra ora scorre il Botteniga. Lo accompagniamo per 700 metri e usciamo in strada San Pelajo. Attraversiamo e dritti su strada vicinale delle corti.  Un chilometro più avanti incrociamo il Pegorile da un ponte.
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Da qui la strada assume la denominazione di Stradella di San Pelajo. E’ una bella via di campagna con ampi spazi e vedute, un vero balsamo per le nostre pedalate.
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Un chilometro avanti per di là e poi a destra in via Cartiera. Qualche metro più avanti un posto particolare, l’Azienda Antenore Visentin.

L’AZIENDA ANTENORE VISENTIN IN LOCALITA’ DETTA IL MAJO

Di particolare un mulino sul Pegorile ricostruito. Ma come?  Si tratta di un molino che in tutto e per tutto ricorda un suo antenato, vissuto e morto un paio di secoli fa, celebre perché raccontato da Riccardo Bacchelli nella sua trilogia «Il Mulino sul Po»: storia di tre generazioni di mugnai alla vigilia della prima guerra mondiale.
Siamo a Ro, comune romagnolo sulle rive del più grande fiume italiano. Un'opera, notevole per le sue dimensioni, i cui elementi portano tutti la firma di Antenore Visentin, artigiano di Treviso, sfruttando la forza motrice dell'acqua: energia costante che nei tempi lontani ha sfamato diverse generazioni di trebbiatori, fabbri e falegnami. Porta in superficie leggende inedite di ingegno e fatica. Nei secoli scorsi le acque del fiume azionavano la mazza dell'antico maglio e, assieme, la ruota del molino. Col maglio, il fabbro-ferraio batteva il ferro incandescente costruendo o riparando attrezzi agricoli, mentre la ruota del molino macinava il grano.
C'era un gran via vai nella località detta «El Maio», segnata come artigianale nelle vecchie pergamene ma che, agli occhi del giovane Antenore, arrivato li agli inizi degli anni sessanta, si presenta desolatamente deserta: campagna incolta, caseggiati cadenti, niente luce elettrica.

Nei pressi ecco il B&B Al Majo

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Torniamo ora sui nostri passi e torniamo in direzione ovest sempre su via Cartiera. Proseguiamo dritti per 400 metri e quindi a destra su via Gramsci. Circa 600 metri più avanti temiamo la destra e cominciamo ad addentrarci su delle stradine piccole e più avanti sterrate in mezzo alla campagna aperta. Se ora guardiamo sulla nostra sinistra, in mezzo ad un prato ed isolata notiamo una chiesetta. E’ la chiesetta dei Santi Gervasio e Protasio

CHIESETTA SANTI GERVASIO E PROTASIO

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Siamo in località denominata Roncole. Il termine “roncole” deriva dal latino “ronchare” che significa: estirpare, dissodare, tagliare, togliere le spine. La “roncola” è lo strumento che serve per compiere questi interventi. Evidentemente, più di mille anni fa, quando si fissò il nome di quella zona, il territorio era boschivo, paludoso e selvaggio e il termine “Roncole” ci ricorda il paziente lavoro svolto dai contadini per recuperare un po’ di terreno da coltivare o da adibire alla pastorizia. E’ qui che sorge questa antichissima chiesetta campestre dedicata ai Santi Gervasio e Protasio. Alcuni storici la fanno risalire a prima dell’anno mille. Molte persone, non più giovanissime, originarie di San Pelagio e Roncole ricordano come sia a lungo esistita la tradizione di recarsi in processione alla chiesetta campestre durante i periodi di siccità “per chiedere la pioggia” e per compiere “le rogazioni “. Queste iniziative sono registrate negli antichi documenti parrocchiali specialmente degli ultimi due secoli. Mario Botter, uno dei più celebri restauratori di opere antiche di Treviso, in un suo articolo pubblicato nel Gazzettino del 1953, definisce la chiesetta “dalla struttura romanica…”.

Gli interni. Un magnifico affresco del XII-XIII sec. (Altri esperti lo fanno risalire all’XI sec.), si trova nel semicatino. Rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù in braccio e la Maddalena a fianco. Si tratta di una pregevole opera romanica ispirata dalla tradizione bizantina. A fianco della porta laterale, solo, superbo nei suoi brillanti colori, spicca un grande affresco: una sacra conversazione. La Vergine che allatta il Bambino, seduta maestosamente. Lateralmente, ritti e rigidi sono collocati tre Santi, S. Maria Maddalena, S. Gervasio e S. Protasio. L’opera è della fine del XIII secolo. Ai lati del grande arco occhieggia la figura rappresentante S. Anna di carattere secentesco.

Gervasio e Protasio. Secondo un’antica tradizione i Santi Gervasio e Protasio, detti comunemente con un termine unico “S. Trovaso” (il “San Trovaso” non è mai esistito), erano figli gemelli dei Santi Vitale e Valeria. I due fratelli, dopo la morte dei genitori, vendettero i propri beni e si ritirarono in una casetta per dieci anni a pregare e meditare. Denunciati come cristiani non vollero sacrificare agli dei pagani e perciò furono condannati a morte. Gervasio morì sotto i colpi dei flagelli, mentre Protasio venne decapitato. Non si hanno notizie certe sulla data della loro morte, sembra nei primi anni del 300. Ambrogio, il 19 giugno dell’anno 386, ne ritrovò i cadaveri a Milano, città di cui era Vescovo. In quel giorno viene celebrata la loro festa. Il corpo di Sant’Ambrogio e dei due santi riposano a Milano nella basilica dedicata al Santo Vescovo di origine tedesca.

 

Continuiamo il nostro viaggio tra curve e sterrato (via Boschetto) sino a giungere dopo circa 300 metri nei pressi di una abitazione. Ora teniamo la sinistra e procediamo per altri 300 metri in via Lovera e ora a sinistra ancora. Avanti 800 metri ed ecco che usciamo su via Fontane. In queste zone hanno sede le risorgive del Pegorile. Siamo a Villaggio Florida, località che raggiungeremo girando a sinistra sulla strada asfaltata per qualche metro.

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Torniamo sui nostri passi e proseguiamo in direzione est su via Fontane. Poco oltre subito sulla destra in via Silvello per ammirare lo scorrere già deciso del Pegorile!
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Torniamo ancora sui nostri passi e recuperiamo via Fontane andando ora a destra. Così per 250 metri e ora a sinistra in via Po. Altri 100 metri e a sinistra in via Fosse. Via Fosse inizia sull’asfalto. Ma dura poco! Fatti 300 metri tenendo leggermente la sinistra inizia lo sterrato che si fa sempre più selvaggio.
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Andiamo avanti per 500 metri e quindi a destra. Poco più avanti sulla nostra sinistra un’area destinata ad allevamento di alpachi, belle bestiole!
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Fatti altri 300 metri usciamo su via Trieste. Sfruttando la ciclabile posta sulla sinistra della strada andiamo a sinistra per circa 800 metri; ora dentro a destra in via Cavini. Avanti per 400 metri e poi a destra per i successivi 400 metri. Altri 200 metri e poi a destra sulla stradina. Avanti 800 metri e quindi a sinistra in via Pastro. Circa 500 metri dopo teniamo la destra e pedaliamo per altri 300 metri. Ora a sinistra in via Piavesella. Ancora avanti per 200 metri ed ora a destra. E’ da qui che cominciamo il nostro percorso sulla Piavesella.

IL CANALE PIAVESELLA   La Piavesella di Nervesa è un corso d'acqua della provincia di Treviso. È una delle tre diramazioni (le altre due sono il canale della Vittoria e il canale della Vittoria di Ponente) del breve canale che, all'altezza di Nervesa della Battaglia, preleva circa 25 m³ di acqua al secondo dal Piave, da cui il suo nome: Piavesella appunto! Si immette nel Botteniga poco prima del centro storico di Treviso. E’ lungo poco più di 26 km. Poiché non è un fiume di risorgiva, ma un canale artificiale, si mostra visibilmente torbido sicché lo stesso Cagnan Grande, diramazione del Botteniga, gettandosi poco dopo nel Sile, crea un interessante fenomeno per cui le acque limacciose dell'uno a fatica si mescolano con quelle trasparenti dell'altro. La realizzazione del canale fu decretata l'8 agosto 1447 per irrigare le aride terre tra Treviso e il Piave. Secondo alcuni storici l'attuale Piavesella è identificabile con quello di un antico corso del Piave che da Nervesa si dirigeva a Treviso: "... è ormai assodato che in tempi remoti il Piave si accompagnava al Sile seguendo da Nervesa il corso dell'odierna Piavesella ..."  (I.Nono, 1931). Tuttavia, fu sfruttata anche per il trasporto del legname e, soprattutto, per muovere mulini, segherie e opifici e, a partire dal Novecento, venne potenziata e vi furono installate anche alcune centrali elettriche. Il primo progetto per un nuovo e più ampio canale, con maggior portata d'acqua, basato sull'antico alveo della Piavesella, risale al 1447 ad opera del notaio e nobile trevigiano Michele da Villorba.  E’ di pochi anni successivi, del 1507, la relazione di Fra' Giocondo che descrive le caratteristiche fisiche e tecniche della Piavesella.  Nel 1590 si formò, per lo sfruttamento di questo corso d'acqua,  anche un consorzio volontario tra i paesi limitrofi (il Consorzio della Piavesella) e fu così che in questa parte del territorio trevigiano delimitata a nord dall'abitato di Visnadello, ad ovest dalla strada  Pontebbana e a sud dalla Postumia romana, tra il '600 e l'800 troviamo, posti a cavallo del corso d'acqua della Piavesella e nel raggio di alcuni chilometri, numerosissimi opifici, tra cui ben quattro cartiere  tutte proprietà del patrizio veneziano Gritti, ma anche battiferro, segherie, folli da panni. Tra i più antichi siti archeo-industriali della Piavesella va sicuramente citato il sito della Cartiera Marsoni che vede il suo continuativo impiego fin dal 1468. L'antichissima "Cartara da carta strazza" divenne poi nell'800 la Cartiera Marsoni che è ancora attiva e che conta oggi oltre 200 addetti.  La Piavesella con il suo percorso parallelo alla direttrice Pontebbana (la S.S. n° 13), diventerà poi l'asse portante della prima industrializzazione di questo dopo-guerra, anche grazie alla presenza lungo il suo corso di alcune officine elettriche. Ancora nel 1913 rappresentava il secondo corso d'acqua artificiale della provincia, dopo la Brentella, per la presenza di attività industriali con 22 impianti idraulici e 42 industrie che davano lavoro a circa 1.600 operai. Non a caso, ancor oggi attraversa alcune zone industriali (quelle di Nervesa della Battaglia, Arcade, Spresiano, Villorba).

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Scendiamo per 1,2 km sul lato sinistro del canale in una bella ciclabile.
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Passiamo sull’altro lato del canale finendo nell’ area di parcheggio di un ipermercato. Ora teniamo la destra per 100 metri e quindi a sinistra. Poco più avanti la chiesa di Fontane Vecchia ove il nostro viaggio si chiude!
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QUALCHE SCATTO QUA E LA'