PEDEROBBA A PEDALI
 

Caratteristiche tecniche

Lunghezza : 34 km

Tempi di percorrenza: 3 ore ( velocità media stimata in 10 km/h)

Il Viaggio a Pederobba traccia i primi profili della Valcavasia.

CASA SANGUINAZZI
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CESEN
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castelli (1)
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CASA SANGUINAZZI
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LA VALCAVASIA

Dalle estreme pendici orientali del Montegrappa, costituite dal Monte Tomba e dal Monfenera sino al Piave e prima ancora la Brentella. Da Possagno a Pederobba passando per Cavaso. Dai colli di Monfumo, i Castelli sino ai colli di Onigo. Dal Curogna, dal Ponticello sino al salto del Gatto ad Onigo e nelle sponde del Canale della Brentella. E’ questa l’area di cui ci occuperemo. Su e giù per la Valcavasia è il senso di questo viaggio in una serie di percorsi che tagliano da nord a sud ogni tratto di questa valle: partiremo dall’estremo limite est e quindi da Pederobba, l’ultimo dei Comuni della Valcavasia. Pederobba è il primo dei nostri racconti.

PEDEROBBA. La pietra rossa

 

Il Territorio. Pederobba sorge su un'area ritenuta strategica sin dall'epoca antica: sulla riva destra del Piave e ai piedi delle prealpi Bellunesi, mette in comunicazione l'area montana (Feltrino) con la pianura attraverso la SR 348 "Feltrina". Gli abitati di Pederobba e Curogna si dispongono all'inizio della Valcavasia, su un'area pianeggiate compresa tra i colli Asolani e le prealpi Bellunesi. Onigo, Levada e Covolo si trovano più a sud, su un pianoro che si apre verso Cornuda e Crocetta. L'altitudine massima è di 780 m s.l.m. e si ravvisa in corrispondenza del Monfenera, estremità orientale del gruppo del Grappa e limite settentrionale del comune. La minima è di 134 m e corrisponde al letto del Piave presso la zona di Covolo.

 I corsi d’acqua. Oltre al Piave, i corsi d'acqua degni di nota sono il Curogna, che scende dalle prealpi, e la Brentella, canale artificiale realizzato sotto la Serenissima che, prelevando le acque dal Piave, contribuisce ad irrigare la pianura sottostante, altrimenti arida e sterile. Da non dimenticare anche il Ponticello che da Cavaso porta le sue acque al Curogna e poi vero il Piave. Il toponimo. Le testimonianze più antiche del passato di Pederobba sono rappresentate da vari reperti di età romana. Lo stesso toponimo deriverebbe dal latino “petra rubla”, in riferimento alla caratteristica pietra rossa della località. La realtà amministrativa.Pederobba, pur dando il nome al Comune, non è la sede dello stesso, in quanto la sede municipale è posta ad Onigo. Oltre a Pederobba, le frazioni, poste tutte a sud di Pederobba, sono: Curogna, Onigo, Covolo e Levada. 

Un po’ di storia

Le testimonianze più antiche del passato di Pederobba sono rappresentate da vari reperti di età romana. Si ritiene che allora questa fosse una zona di transito, visto il passaggio della via Claudia Augusta Altinate, forse coincidente con l'attuale Feltrina, e la posizione a ridosso del Piave. Tale caratteristica fu mantenuta anche in epoca successiva: la presenza di numerosi luoghi di culto affacciati alla strada fa pensare  poi al frequente  passaggio di pellegrini da queste parti. Attorno al 1000  furono istituite le pievi di Pederobba e Onigo, mentre sarebbero più antiche le chiese di Levada e Curogna, entrambe intitolate a San Michele, venerato particolarmente dai Longobardi. La zona fu legata a lungo agli Onigo, feudatari che risiedevano in un castello presso l'omonima frazione, di cui ancora resta qualche rovina. La zona fu sconvolta poi nelle lotte che, durante il XIII secolo, contrapposero a questi gli Ezzelini. Passata alla Serenissima, si ebbe una certa ripresa economica, con la costruzione di mulini e opifici.

Pederobba divenne tra l'altro sede di uno dei più importanti mercati di biade del Cinquecento. A Venezia successero poi i domini Napoleonico e Austriaco. L'amministrazione imperiale tentò di dare impulso all'agricoltura locale. Tuttavia tra la popolazione rimasero diffuse fame e povertà e molti furono costretti ad emigrare. Passata al Regno d'Italia, Pederobba fu devastata durante la grande guerra in quanto, dopo la rotta di Caporetto, si ritrovò in corrispondenza del fronte del Piave e in prossimità di Grappa e Montello. Testimonianza ne sono i vari monumenti sorti nel territorio, tra i quali spicca l'ossario francese.La ripresa del secondo dopoguerra ha reso oggi Pederobba uno dei principali centri artigianali e industriali della pedemontana del Grappa. 

Pederobba e gli Onigo

Gli Onigo furono una nobile famiglia trevigiana. È molto probabile che la casata avesse lontane origini germaniche, giunta in Veneto al seguito di un qualche imperatore. Un'altra teoria la fa longobarda. Da tempo immemorabile, inoltre, i suoi esponenti erano insigniti del titolo di conte, riconosciuto anche dalla Serenissima (1795). Dal 1460 fecero parte del consiglio dei nobili di Treviso. Il capostipite viene identificato in un Gualperto da Cavaso, capitano dei trevigiani. Combatté vittoriosamente a Cesana contro il vescovo di Belluno, ma vi trovò  qui anche la morte. In seguito, la vedova Lovica Capilupi comprò i castelli di Onigo e di Rovigo (due località nell'attuale comune di Pederobba) per cui, a partire da Gualpertino, la famiglia prese il nome di Onigo. Durante la tirannia di Ezzelino da Romano, il castello passò momentaneamente a quest'ultimo che vi imprigionò Giovanni di Gualpertino. Tra gli Onigo più rilevanti dell'epoca medievale, sono da ricordare Guglielmo e Gherarduccio, che appoggiarono il colpo di Stato del 1327 cappeggiato dal filo-scaligero Guecello Tempesta. Nel 1356 si ribellarono alla Repubblica di Venezia e, sconfitti, riuscirono ad ottenere il perdono grazie all'intercessione di Ludovico d'Ungheria. Altri personaggi importanti furono Alberto, luogotenente in Asolo di Caterina Cornaro e Fiorino, che realizzò il Teatro Onigo, più volte ricostruito e noto oggi come Teatro Comunale di Treviso (la casata continuò a gestire la struttura per altri due secoli). Gli Onigo si distinsero anche in epoca più tarda. Girolamo da Onigo fu prefetto di Belluno sotto Napoleone e poi viceprefetto di Treviso; è ricordato per la costruzione della strada Pederobba-Bassano. Il figlio Guglielmo (1808-1872) fu un patriota del risorgimento italiano. La famiglia si estinse con la morte di Teodolinda, figlia illegittima, poi adottiva, di Guglielmo, nel 1903. Vedremo nello scorrere delle nostre pedalate quanto questo territorio sia segnato ancora oggi da queste storie: a mo’ di semplice esempio lo vedremo alle Opere Pie di Onigo e nel Palazzo Onigo.

Partiamo allora! Il punto di partenza di questo viaggio è posto in Piazza IV Novembre. Davanti a noi la chiesa parrocchiale di Pederobba

LA PARROCCHIALE DI PEDEROBBA

Essa fu ricostruita dalle distruzione della prima guerra mondiale dall’Arciprete Bruno Fraccaro. Quella che vediamo quindi non è la chiesa originaria. Nella chiesa però, nonostante tutto, si conservano alcune opere di pregio. Si tratta di un’antica chiesa pievana e quindi sede di una pieve tale da fargli assumere il titolo di arcipretale. Dicevamo che della chiesa, nonostante le distruzioni della guerra si sono conservate alcune significative opere: ma non tutte si trovano qui: uno dei tre antichi altari settecenteschi di legno dorato di stile corinzio con colonnine fogliate ora è collocato nell’oratorio della Salute nei pressi del cimitero; uno degli altari di marmo rosso di Francia, cioè quello di San Giovanni Battista e che è stato costruito nel 1650 ora si trova presso il Santo Fonte e quindi la Pala del Rosario del Bassano che è custodita in canonica; da citare poi la statua della Madonna del Cadorin che adorna l’altare del rosario e un crocifisso in marmo posto sull’abside, opera dello scultore Sartor. 

Ci dirigiamo ad est su via Roma .Fatti circa 250 metri sulla nostra destra ecco il borgo di Via SoffratePoco oltre inizia il complesso Dei Palazzi degli Onigo.

I PALAZZI DEGLI ONIGO

Non si tratta di un corpo unico, ma di una serie di palazzi posti al centro dello sviluppo della via e sono rappresentati da alcune strutture piuttosto massicce che hanno dei corpi di fabbrica lungo la strada ed il resto proteso verso la collina, creando così cortili o aree protette molto interessanti: ecco allora il più importante, il Palazzo delle Opere Pie di Onigo. 

Lasciata via Soffrate, continuiamo ancora su via Roma per circa 100 metri e quindi saliamo a destra per circa 150 metri. Siamo ora nel parcheggio antistante il grande Palazzo delle Opere Pie, ora sede di una delle più grandi case di Riposo della Provincia. 

OPERE PIE

Andiamo in direzione est e quindi poco oltre una stradina ci porterà sulla sinistra a visitare la tomba di Teodolinda Onigo, l’ultima degli Onigo. Scendiamo ora per circa 100 metri sulla stradina sterrata. Siamo nel complesso del Palazzo degli Onigo. 

 Usciamo dalla porta e ci ritroviamo quindi in Via Roma. Quasi davanti a noi ecco a scendere via Fossadel. La prendiamo e scendiamo per circa 200 metri. Ora la strada è sterrata! Scendiamo ancora per circa 400 metri e quindi a sinistra sullo sterrato per altri 500 metri : ecco allora ancora a destra e quindi a sinistra. Altri 150 metri e siamo in via Stramare ove gireremo a destra in discesa per circa 150 metri . Sulla nostra destra un monumento gigantesco: l’Ossario dei caduti francesi di Pederobba. 

IL SACRARIO FRANCESE DI PEDEROBBA … il gemello di Bligny

Il Sacrario Francese di Pederobba raccoglie i resti mortali di 1000 soldati francesi appartenenti alla 37ª divisione Francese che combatté aspramente in Italia e che il 30/12/1917 riuscì a riconquistare il Monte Tomba. Il Sacrario ricorda la fratellanza militare italo – francese. Voluto dal Maresciallo Petain, fu inaugurato contemporaneamente a quello Italiano di Bligny, dove riposano 3453 sodati italiani caduti in Francia. In quanto nei rapporti di interscambio militare in conto all'aiuto offerto dagli Alleati al nostro esercito dopo Caporetto, gli italiani inviarono in Francia il 2° C.A. due divisioni suddivise in quattro brigate: Napoli, Salerno, Bresica e Alpi, da metà aprile del 1918. Gli italiani subirono subito gravi perdite, in sei mesi lasciarono sul terreno 4375 morti e 6359 feriti. Per onorare quindi i rispettivi morti, i francesi costruirono in Italia il Sacrario di Pederobba contenenti le spoglie di Mille soldati e gli italiani riunirono nel cimitero di Bligny, non lontano da Verdun 3453 tombe dei propri caduti. I soldati francesi vennero traslati dai vari cimiteri militari e in particolare dal Cimitero di San Vito.Per rafforzare la fratellanza militare italo - francese venne costruito l'emblematico monumento antistante dove le maestose personificazioni della Francia e dell'Italia reggono un caduto francese sulle ginocchia come madri addolorate ma orgogliose del figlio caduto che torna nel loro grembo.

Usciamo ora dal Sacrario teniamo la destra sino all’incrocio con la Feltrina. Lì giriamo a sinistra e andiamo avanti per circa 200 metri e quindi in discesa giù  a destra sino a giungere dopo circa 300 metri nei pressi della stazione ferroviaria di Pederobba ora centro Lipu. Sono I luoghi da cui si diparte il sentiero della Garzaia di Pederobba. Il canale che vediamo e che percorreremo per circa 3 km sulla sponda sinistra è il Brentella. Procediamo quindi in direzione sud. Ed ecco la zona del “SALTO DEL GATTO”.

    

IL SALTO DEL GATTO

Si tratta di un ponte-canale ideato da Fra Giocondo. Un sistema attraverso il quale due canali si possono incrociare in un punto, senza che uno dei due intralci il corso dell’altro.Quello che colpisce di queste zone è senz’altro la abilità dell’uomo nell’intrecciare qui acque canali e rive. Semplicemente geniale!

Continuiamo quindi la nostra pedalata in una stradina davvero piacevole anche se ogni tanto minacciata da qualche buca o qualche salto che ci impone  di fare sempre grande attenzione. Procediamo quindi condividendo qua e là i nostri spazi con simpatici e silenziosi pescatori, da queste parti davvero molto frequenti. Le sensazioni, guardando il potente scorrere dell’acqua, sono esattamente quelle della “volontà”. Le acque del Piave, si voleva potessero essere ricchezza anche le pianure a sud ovest. Si trattava di costringerle in nuovo percorso. Il risultato è perfetto! Così per circa 3 km. Giunti nei pressi di una abitazione si impone il passaggio sulla sponda destra del canale attraverso via Molini, luogo dai sapori antichi ( qui un tempo grazie ai salti d’acqua molto sviluppata era l’attività molitoria e quella dei battiferro – il nome della via richiama queste storie). Siamo in un’area molto ricca di vegetazione posta sull’estremità nord di una delle frazioni di Pederobba che cominceremo da qui a visitare. Fatti 200 metri in via Molini saliamo su a sinistra sulla via con una salita breve ma davvero mozzafiato. Dopo circa 100 metri ecco sulla nostra sinistra a dominare la piazza, la chiesa parrocchiale di Onigo. 

LA CHIESA PARROCCHIALE DI ONIGO

… è da un po’ che all’orizzonte il mio sguardo punta a questo campanile così tozzo e così imponente a dominare la pianura…

     

La parrocchiale di Onigo, citata nel 1152  come “Pieve di S. Zenone di Rovigo con le sue cappelle” e nel 1467 “S. Zenone da Vonico”, fu consacrata nel 1776 col nome di “S. Zenone e S. Maria Immacolata”, come si legge nella lapide sulla facciata. Restaurata nel 1845-55, fu riconsacrata nel 1909, distrutta nella Grande Guerra, ricostruita nel 1923-24 in stile neoclassico e riconsacrata nel 1984.La chiesa ha tre navate con colonne corinzie e tre altari dedicati a S. Zenone e Maria Immacolata, alla Beata Vergine del Rosario e alla Beata Vergine del Carmine. L’affresco con “Carità di S. Zeno” è opera di Antonio Marcato ed è del 1858. Notevoli sono la vasca battesimale datata 1422 e una statua della Madonna del Rosario in legno, attribuita alla scuola del Brustolon. Il campanile  invece, risale alla metà dell’800. 

Lasciamo ora la chiesa e procediamo su via Gabriele D’Annunzio per circa 150 metri. Sulla nostra sinistra un capitello votivo…Poco oltre sulla sinistra ecco via Rive. La prendiamo! Ancora 400 metri circa e passiamo sopra un ponte che passa sopra la feltrina e poi sopra la linea ferroviaria. Altri 100 metri ed eccoci in una splendida borgata ricca di antichi richiami e suggestivi scorci. Siamo nei pressi di casa Partili. 

CASA PARTILI

Si tratta di un edificio signorile del XVIII secolo. Siamo in località Rive,  precisamente al civico n. 44, lungo la strada che conduce in prossimità di uno dei più antichi luoghi di approdo al fiume Piave. La facciata principale non visibile dalla strada è rivolta ad sud-est sul brolo. Non abbiamo purtroppo notizie storiche fondate sull’uso e la esatta data di costruzione di questo bel edificio. 

Lasciamo ora Casa Partili e proseguiamo su via Rive. Altri 50 metri e prima del ponte teniamo la destra e proseguiamo così sulla alberata via che costeggia la sponda destra del Brentella. Scendiamo così per circa 1 km sino ad uscire in via Montello. Giriamo a sinistra. Altri 600 metri in direzione est ed eccoci ormai giunti nei pressi di una delle più belle ville della zona : Villa Bellati.

VILLA BELLATI

La prima immagine della costruzione risale al 1671, quando un documento riporta l'atto di acquisto di una porzione di beni comunali da parte di Agostino Bellatto. A metà del Settecento venendo da Feltre per la strada Trevisana e svoltando poi all'altezza dell'Osteria di Rovigo si raggiungeva la villa accolti dalla sontuosa facciata a timpano. La carrozza entrava dal grande arco in un ampio spazio a doppia altezza, decorato verso l'alto con una fascia decorata a cornici ovali e quadrangolari con sfondi di paesaggi. Con l'intento di dare sfarzo anche ad una semplice dimora di campagna l'ampio androne che attraversava il piano terra per raggiungere le scale era interamente affrescato, mentre la saletta dell'ingresso meridionale era ornata da due colonne in pietra a capitello dorico. Siamo tra la fine del Seicento e gli inizi del XVIII secolo e la villa era ancora su tre piani con un fastoso piano nobile arricchito da un prezioso apparato decorativo a stucco dorato di gusto barocco, con ricchi portali timpanati ed elaborate cornici, forse pensate per contenere specchi o tele oggi scomparsi. Nella sala di nord-est su un bellissimo camino si trovava il ritratto ad altorilievo di un Bellati, forse il nobile Valerio, poi consacrato vescovo da Papa Benedetto XIII.

L'ingresso coperto per le carrozze con i suoi affreschi sono stati realizzati entro il 1724. Gli affreschi del 2° piano, eseguiti su superfici in leggero rilievo, ritornano sul tema decorativo delle finte architetture con sfondi a "trompe d'oeil", forse ispirati alle splendide vedute che si godevano e ancora oggi si godono dal grande salone passante.Con la caduta della Serenissima, la famiglia aristocratica perde la sua posizione di prestigio anche se mantiene le proprietà continuando a gestire una azienda agricola estesa su 18 ettari. Nel 1840 ai Bellati subentrano i Dartora, ricchi borghesi e proprietari terrieri le cui fortune però declinano verso gli ultimi decenni del secolo fino a costringerli ad ipotecare l'immobile. Tenuti all'oscuro dell'ipoteca, i fratelli Chenet acquistano la villa con i terreni nel 1882; vinceranno la causa intentata contro i precedenti proprietari e quindi si stabiliranno definitivamente nella villa dopo la divisione dei beni di famiglia avvenuta nel 1913. Arriva poi la guerra e la riva del Piave diventa per un anno, tra il 1917 e il 1918, la linea del fronte. La villa si salva a caro prezzo: sfondata l'ala est da un proiettile austriaco e danneggiata la facciata sud da un tiro corto delle artiglierie italiane, le nostre truppe scavano una galleria sotto il corpo centrale della villa e sotto la strada a nord per ricavare una postazione di vedetta e interdizione sulla sponda scoscesa del Piave.Secondo la testimonianza orale di un anziano del luogo, il Re d'Italia e Comandante in Capo del Regio Esercito, Vittorio Emanuele III, si sarebbe fermato per qualche ora nella villa, durante una rapida visita alle postazioni della prima linea e all'ospedale da campo di Covolo nella primavera del 1918. 

Torniamo sui nostri passi e ritorniamo in via Montello. Altri 200 metri e sulla nostra destra ecco la piazza di Covolo dominata dalla chiesa parrocchiale e dalla canonica. 

LA CHIESA PARROCCHIALE DI COVOLO

La chiesa che vediamo è opera dell’ architetto feltrino Giuseppe Segusini, lo stesso che ha disegnato la chiesa di Onigo, qui vicino e il “ Caffè Canova” a Crespano del Grappa. La chiesa è intitolata a Santa Maria Assunta. 

COVOLO
COLMELLI

COVOLO, LE SUE ZONE E I CIOTOLI

Covolo, frazione di Pederobba piccolina ma composita: si tratta in realtà di una serie di colmelli che rispondono al nome di : Covolo, Rovigo, Barche e Guizza-Guizzetta. Il Toponimo. Dal verde dei boschi a nord all'azzurro delle acque del Piave, il sacro fiume delimita tutto il lato orientale del Comune di Pederobba. Ed è proprio dal Piave che secondo la leggenda deriverebbe il toponimo di Covolo,  frazione posta all’estremo sud-orientale e circondata a nord-est dal fiume stesso: scrive infatti il Paladini:"il nome vuolsi derivato dai ciottoli del fiume, cogoli, che in qualche sito abbondano". Covolo, come molti altri borghi del Comune di Pederobba, è sorto a partire dalla propria chiesetta, tutto attorno alla propria chiesa. Gli elementi che determinano anche storicamente questo “quasi borgo”, sono: Il Piave, nella sua parte a nord-est, le acque in generale e la tradizione di una residenza antica e nobile. Il Piave caratterizza la sua vita perché ha condizionato e condiziona lo sviluppo degli abitati e della viabilità. Il paesaggio è segnato dagli argini che sono più dolci e alberati a nord e più aspri e duri a sud dopo la grande ansa del Piave. Il Piave però, oltre che a rappresentare una barriera naturale è stato per secoli anche ragione di ricchezza per queste popolazioni o almeno per parte di esse; un approdo di zattieri era segnato a Rovigo, mentre più giù a Covolo, vi era un passo barca, una specie di stazione noleggio barche per attraversare il Piave, che ha dato il nome alla stessa località di Barche. Dalle cronache antiche si desume che fin dal XII secolo, molti covolani detenevano diritti di transito sulla barca di Vidor e un apposito tariffario stabiliva i prezzi per il trasporto del bestiame e persone. Tutto questo però finì con conseguenze alterne nel 1871, quando venne inaugurato il ponte che mise in comunicazione Covolo con Vidor. L’acqua del Piave non è l’unica a segnare il territorio: si pensi anche al Brentella, che scorre sul territorio di Covolo separandolo nettamente dal territorio di Levada. La tradizione di una residenza antica  e nobile è invece testimoniata ed espressa dalle numerose ville e case padronali che si incontrano lungo queste strade : Palazzo Paccagnella, Villa Bellati e Calvi ( che abbiamo già visto sopra) . Ma anche l’edilizia minore piena di segni di nobiltà con i suoi archi di accesso, ieri a volta, oggi in gran parte trasformati ad architrave perché più comodi per l’accesso dei carri e dei camion. Questo significa che questa zona era ricercata anche un tempo per la fertilità dei suoi terreni ( terreni che hanno evidenti segni di bonifica) e  per la presenza e l’utilizzazione che veniva fatta del Piave (commerci e derrate) . A Covolo tra l’altro, quattrocento metri circa dal greto del Piave, è stato scoperto nel 1882 un sepolcreto romano con suppellettili che dal periodo preromano si spingono fino al I secolo dell’impero e rilevano un evidente influsso celtico. Infine tra le cose da segnalare un’importante appuntamento di queste parti: la Fiera del Fagiolo Borlotto Nano Levada che si tiene a settembre. 

Lasciamo la chiesa di Covolo, e procediamo su via Segusini per circa 400 metri. Alla rotonda procediamo dritti per qualche metro e prendiamo così a sinistra via dei Rostirolla. Giriamo attorno alle case per circa 200 metri sino ad una abitazione che si segnala per una pittura sacra.Lì giriamo a destra sullo sterrato per circa 100 metri. Attraversiamo via Barche e scendiamo su via Colet per circa 100 metri sino a girare a sinistra su via Barche. Lì avanti 50 metri e sulla sinistra ecco un borgo davvero delizioso, quello di Barche, dominato dalla chiesetta di Sant’Antonio.

LA CHIESETTA DI SANT’ANTONIO A BARCHE       

Bella chiesetta di S.Antonio Abate, dedicata al santo da un "Antonius  Covolanus...ex voto et devotionis" come ce lo ricorda la lapide interna del 1700. In questa bella chiesetta l'altare è di legno e la pala è costituita da una statua del santo rinchiusa in una teca di vetro. 

 

BARCHE
BARCHE

VERSO IL PIAVE …

 Procediamo ora lasciando la chiesetta sulla nostra sinistra. Usciamo sulla strada e procediamo a destra per 50 metri fino all’incrocio. Li giriamo a sinistra e scendiamo sulla strada per circa 150 metri. Davanti a noi il Piave “ abbellito” da un’area attrezzata meta di chiassosi bagnanti in stagione. 

PIAVE A COVOLO

Teniamo ora la destra e prendiamo la stradina sterrata che si trova sull’estremità sud ovest dell’area attrezzata. Facciamo circa 350 metri in direzione sud-ovest sino ad un nuovo incrocio dove gireremo a destra. Altri 100 metri e giriamo a sinistra in Via Dartora. Pedaliamo per 200 metri ed ecco sulla nostra destra annunciata dalla particolarissima cancellata Villa Silvestri. 

VILLA SILVESTRI

Ecco, iniziamo dalla cancellata davvero importante per avvicinarci a questa villa patrizia segno della presenza in questi luoghi di antichi ricchi attirati dalla notevole fecondità dei terreni e dalla strategicità della posizione di Covolo soprattutto per il passaggio sul Piave che da qui si aveva. La villa vera e propria invece, di chiare forme liberty ma probabilmente sorta su un sedime precedente è costituita da un corpo centrale alto tre piani con tetto a padiglione a cui si affiancano altri due corpi della stessa altezza e leggermente arretrati caratterizzati da una loggetta belvedere che occupa l’intero ultimo piano. 

CANCELLI DI VILLA SILVESTRI

 Dopo la villa teniamo la sinistra e prendiamo via dei Paccagnella. Scendiamo per circa 500 metri. Annunciata da una bellissima muretta in ciottoli entriamo nell’area di Villa Paccagnella. 

VILLA PACCAGNELLA

Circondata da un ampio parco, la villa, in stile barocco-settecentesco, si presenta come un imponente edificio padronale che domina la vallata del Piave verso il Montello. L’aspetto pregevole della villa è dato dall’insieme delle opere che la circondano: la barchessa, le scuderie, la casa del custode stile liberty, l’oratorio e la lunga cinta muraria che circonda tutto il parco.

VILLA PACAGNELLA

Dentro un parco di dieci ettari cintato da mura, totalmente inselvatichito e reso impenetrabile dal dominio di specie arboree spontanee, si erge su due piani la grande struttura sette-ottocentesca in stile classico veneto, con le scuderie da un lato e il corpo dei sevizi dall’altro a corona della grande area a giardino ora tutta invasa da erbe infestanti. All’ingresso principale della proprietà sta la casa del custode con la torretta dell’orologio e, all’interno del parco, l’oratorio. 

PACAGNELLA

Proprio in corrispondenza della fine delle mura di Villa Paccagnella la strada svolta a destra. La prendiamo! Siamo in via Guizzetta, via che ci richiama alla località in cui ora ci troviamo. Facciamo circa 200 metri ( sulla nostra destra un capitello …) Giriamo ora a destra e quindi subito a sinistra in via Guizzona. Avanti 400 metri e quindi a destra in via Cal Granda andando in direzione nord.  Altri 500 metri e andiamo a sinistra sulla strada principale di cui ci libereremo presto e cioè circa 250 metri dopo dove andremo a destra per prendere la sponda destra del canale della Brentella dopo aver superato un ponte. La pedalata, qui nel primo tratto si sviluppa riparata da siepi rinfrescate dallo scorrere dell’acqua.

BRENTELLA DI LEVADA

Fatti circa 350 metri andiamo a sinistra su una stradina sterrata appena accennata. 

LEVADA

Dopo aver fatto circa 700 metri e aver superato un sottopassaggio sulla statale feltrina superiamo un passaggio a livello e procediamo dritti per 400 metri circa. Siamo a Levada. 

LEVADA

Il passaggio dei Longobardi qui è evidente e alcune tracce ce lo segnalano ampiamente : si pensi alla chiesa dedicata ad un santo molto venerato dai Longobardi: San Michele. Siamo in un luogo molto piccolo dal centro molto unitario caratterizzato da case a schiera e corti. L’elemento predominante è il sasso: molte delle case che incontreremo sono con sassi e pietre a facciavista… Un luogo di una tranquillità senza pari …

LEVADA
LEVADA

LA CHIESETTA DI SAN MICHELE

Chiesetta bianca con il campanile a mattoni rossi , chiesa per la verità tutta nuova perché completamente ricostruita sulla vecchia distrutta dalla guerra del 1915-1918; anch’essa è dedicata a San Michele Arcangelo. 

SAN MICHELE
SAN MICHELE

Superata la chiesa andiamo avanti 200 metri, seguiamo la strada girando a destra per circa 100 metri e giriamo a sinistra in via Gabriele D’Annunzio.  Avanti circa 350 metri e quindi a sinistra. Procediamo per circa 250 metri e quindi a destra sullo sterrato. Circa 1,1 km più avanti, dopo aver superato un gruppo di case, usciamo sulla provinciale girando a destra in direzione nord. Avanti circa 600 metri giungiamo nei pressi della sede del Municipio di Pederobba. 

IL MUNICIPIO

… e poco più avanti dei bei palazzi  ad adornare il centro di Onigo.

ONIGO CENTRO
ONIGO CENTRO

IL SENTIERO DEI COLLI

E’ un percorso escursionistico facile, adatto a qualsiasi persona che desideri trascorrere alcune ore a contatto con un ambiente sereno, integro e carico di storia. Si snoda sulla collina boscosa, a ovest della Sede Comunale, ed è detto “delle Trincee” perché quella barriera naturale che sta a sud del Piave (e che fu la “seconda linea” difensiva italiana durante il primo conflitto mondiale), è ancor oggi attraversata da quel tipo di opere militari. Risalito il colle della Liona si consulta, sul cocuzzolo, un piccolo manufatto in pietra e rame; è la “rosa dei venti” che indica i vari punti topografici, storici, panoramici dell’intero comprensorio, dal Grappa e Cesen alla pianura trevigiana.

Scesi dal Colle verso nord attraverso una scalinata, si segue subito, sulla destra, la strada  che dopo 150 metri e dopo essere entrati in un cancello sulla destra , ci porta all’Eremo di Sant’Elena. 

L’EREMO DI SANT’ELENA

La chiesa di Sant'Elena, situata sui boschi d'Onigo, era un'antica cappella campestre appartenente alla nobile famiglia da Onigo. All'interno è ancora conservata un' antichissima tomba sepolcrale del 1333, contenente le spoglie del nobile Guglielmo Onigo, nipote di Gualpertino. Sulla lapide  tombale viene riportato il nome di Guglielmo, con l'obbligo  testamentario di celebrare una messa quotidiana per la sua  anima.L'origine  medievale  della chiesetta, abbellita architettonicamente  dai matronei ad arco romanico, è confermata anche dall'intitolazione a S. Elena, una santa legata al fenomeno dei pellegrinaggi medievali. All'interno della chiesa si trovavano  tre  antiche statue  lignee, tra le  quali  quella  di  S. Elena, custodite ora in un luogo più sicuro. Si può anche notare l'antica pietra dalla quale scaturiva fino al 1900 una polla d'acqua, considerata miracolosa. Accanto alla chiesa sorgeva anticamente  un  dormitorio, probabilmente di origine Benedettina. Esso era officiato da un certo don Zanino Beccaria nel 1467, mentre  nel 1719  viveva un eremita di nome Fra Ilarione. L'eremita aveva a disposizione terra, orto e una casetta eremitorio. Per raggiungere la  chiesa si doveva accedere proprio per la casa dell'eremita, quella che oggi è divenuta sacrestia. (si racconta che dietro la chiesa stavano delle grate di legno dietro le quali  si ascoltava la messa). La presenza monastica nell'eremo di S. Elena ha ritrovato un nuovo slancio con l'arrivo dei monaci Camaldolesi  nel  1979, guidati  da P. Firmino  Bianchin, che   vivendo secondo la regola  di  S. Benedetto offrivano un'intensa attività di servizi alla diocesi . 

EREMO

Scendiamo ora dall’Eremo e 100 metri in giù ecco un cartello che ci aiuta. 

Il percorso originale sale dolcemente sulla sinistra  e sotto il bosco per circa 800 metri sino a  giungere ai resti dell’antico e storico castello delle “Mura Bastìa” (XII sec.), resti annunciati da un cancello.

I RESTI DELLO STORICO CASTELLO DELLE MURE BASTIA

 

Antico Castello degli Onigo, oggi Mura Bastia, dove risiedeva la famiglia nobiliare degli Onigo. (XII secolo).Ad Onigo  possiamo ammirare da una curiosa prospettiva il colossale torrione della Mura Bastia, ultimo ricordo di un castello che per secoli ha dominato la vallata sottostante. Sede della nobile famiglia di Gualperto d'Onigo, la fortezza fu difesa coi denti contro le mire dell'agguerrito Ezzelino Da Romano. L'origine del castello è quindi legata agli Onigo, in particolare a una donna, Ludovica Capilupi, che acquistò la rocca dopo la morte in battaglia del marito Gualperto. All'interno delle sue mura venivano celebrate feste con la partecipazione di musici e saltimbanchi, a mitigare l'asprezza dell'architettura militare e a rendere meno severa e austera la vita dei suoi abitanti.

Il sentiero delle Trincee, lasciate le “Mura Bastìa”, prosegue verso ovest lungo il crinale boscoso offrendo – attraverso alcune finestre naturali – belle vedute a nord sulla valle del Piave e sul Monte Cesen. Seguendo costantemente la trincea (lungo la quale si vedono alcune postazioni difensive) si giunge dopo circa 600 metri al limite occidentale del tracciato, in corrispondenza di una forcelletta chiamata Serra de Ciàlt dalla quale si scende a sud fino ad incontrare la Strada dei Boschi. Teniamo qui la sinistra per la strada dei Boschi. Altri 2 km  su questa via con saliscendi che impegneranno parecchio le nostre gambe. Fino a vedere sulla nostra destra una strada sterrata che si butta in discesa.

Ancora 1,8 km sino ad uscire sullo stradone principale. Ora teniamo la destra e con prudenza affrontiamo lo stradone per circa 800 metri e quindi svoltiamo a destra per via Caolonga. In leggera salita per circa 1 km e quindi a sinistra, seguendo la strada che ci porterà dopo poco al centro di Curogna.

SALITA VERSO I CASTELLI

Attraversiamo la “piazza” e quindi a sinistra. Avanti per circa 150 metri ed eccoci proprio di fronte alla chiesa di San Michele.

LA CHIESA DI SAN MICHELE A CUROGNA

Questa chiesetta, posta all’esterno dell’abitato principale è dedicata a San Michele Arcangelo, che come sappiamo ormai, appartiene  al ciclo dei santi venerati dai Longobardi. Si ricordi per esempio che il re longobardo Ceniberto, portava sullo scudo l’effige proprio di questo santo.  Il passaggio dei longobardi anche da queste parti ha lasciato quindi notevoli tracce. 

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CUROGNA

Il borgo prende il nome dal torrente omonimo che attraversa la Valcavasia e che ricevendo il Ponticello scendendo da Caniezza, va a confluire sul Piave. Il fatto che la chiesa fosse dipendente dal monastero di Nervesa, fa pensare che si tratti di un borgo che si è sviluppato per bonifica in uno dei pochi siti che il fondovalle della Valcavasia consentiva di rendere abitabili. Curogna, posta quasi all’ombra delle rovine del castello di Onigo, è il nucleo abitato che si stende nella parte più interna e remota di questa zona ancor oggi raggiungibile da una sola strada che si stacca dalla Feltrina, ovvero via Curogna. 

Lasciamo ora la chiesa di Curogna alle nostre spalle, e dopo qualche metro prendiamo a destra. La strada che si chiama vicolo San Michele, dopo circa 150 metri esce su via Curogna. Prendiamo la destra e facciamo circa 600 metri. Un borgo di case annuncia il nostro arrivo a Vitipan, borgo di Curogna. Prendiamo ora a sinistra via Cal Lusent. Andiamo avanti per poco più di 50 metri e giriamo a sinistra. Correremo ora sul retro di alcune fabbriche ma ben protetti da una bella siepe. Andiamo così a nord per circa 600 metri. Quindi a destra, altri 20 metri e a sinistra. Avanti ancora per circa 300 metri e sullo stradone giriamo a destra. ( Da qui per qualche chilometro dovremo fare attenzione. La larghezza della strada invita camion e auto a forti velocità. E’ consigliabile segnalare bene la nostra presenza magari con l’attivazione del faro posteriore.) Andiamo quindi a destra e teniamo la principale in salita facendo un sottopassaggio e dopo circa 800 metri usciamo a destra sulla feltrina. Pedaliamo con grande attenzione per circa 2,2 km sino a scorgere sulla nostra sinistra un piccolo tempio a forma esagonale. E’ il tempietto di San Giacomo delle Brentelle

IL TEMPIETTO DI SAN GIACOMO DELLE BRENTELLE

Tempietto a stile esagonale costruito attorno al 1430. Inizialmente la sua funzione era quella di "ospitale", ossia luogo di sosta per mercanti e pellegrini che compivano lunghi viaggi, prima di diventare un vero e proprio oratorio. Il suffisso “delle brentelle” richiama ovviamente alla presenza nella zona di polle di risorgiva del Piave. 

Torniamo ora sui nostri passi e andiamo in direzione sud sulla feltrina per circa 1,6 km sino a salire a destra su via Molinetto. Facciamo 100 metri e ancora a destra per circa 200 metri. Ci troviamo ora in un borgo dai profili davvero interessanti. 

VIA ROMA

Finita via Molinetto usciamo a sinistra sulla piazzetta. Alla nostra destra una fontana e alla nostra sinistra ecco la chiesa di Sant’Antonio. Siamo nei pressi della chiesa di Sant’Antonio e qui c’è tutto, il borgo,la piazza, la chiesa e la fontana!

LA CHIESA DI SANT’ANTONIO A PEDEROBBA

Siamo nel borgo Sant’Antonio, uno dei borghi principali di Pederobba. Una piccola piazza formata da case in linea costruite con pietra rossa e sassi del Piave. Il tipico esempio di borgo sorto tutto attorno alla propria chiesetta. In questa bella chiesetta di S.Antonio abate, l'altare è di legno e la pala è costituita da una statua del santo rinchiusa in una teca di vetro.

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Usciamo ora sulla principale girando a destra. Poco più di 250 metri più in su ecco il capitello di San Sebastiano. Ancora in su per altri 100 metri e sulla nostra sinistra, ecco Casa Sanguinazzi. 

CASA SANGUINAZZI

Casa Sanguinazzi, è  una delle più belle e  caratteristiche  ville  a sette logge della zona. Dalla strada, da Via Roma ne vediamo solo la parte posteriore anticipata da un bel arco. Alla casa vi si accede dunque grazie a un caratteristico arco a tutto sesto per entrare nel “brolo”. Un prezioso esempio di casa con portico e loggia a metà tra l’architettura dotta ed i caratteri tipici dell’edilizia rurale. La data di costruzione è quella del 1685. Da ricordare poi il fatto che Vittorio Emanuele III nel 1917 qui pose il suo quartiere generale durante la prima guerra mondiale; e una lapide ricorda questo fatto.

CASA SANGUINAZZI

A casa Sanguinazzi si chiude il nostro viaggio.