MORGANO IN BICICLETTA
 

 

Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza : 24 km

Tempo di percorrenza: 2 ore. Percorso a cavallo del fiume Sile e del fiume Zero: completamente pianeggiante.

CAVE CARLESSO
CAVE CARLESSO

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BUSA CELESTE
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BUSA CELESTE
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CAVE CARLESSO
CAVE CARLESSO

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Il territorio e le acque. Il comune si estende in un'area completamente pianeggiante. E’ un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza dei fiumi Sile e Zero e da altri corsi d'acqua secondari come lo scolo La Piovega. Attorno a questi si è formato un particolare ambiente umido ricco di risorgive, tutelato grazie all'istituzione del Parco naturale regionale del Fiume Sile. La densità abitativa piuttosto bassa ha inoltre permesso di mantenere ampie zone a destinazione agricola. Si tratta di un comune “sparso” in quanto la sede del Comune in realtà si trova nella frazione di Badoere. 

 

Il toponimo e le origini. Un'antica leggenda afferma che in questi luoghi visse Murgania, figlia del console romano Lelio Silero. La giovane, a causa della sua bellezza, fu identificata dalla popolazione con la dea Venere e le fu eretto un tempio. Ma gli dei si sa, sono gelosi e la uccisero e trasformarono il padre Lelio Silero nel fiume Sile. Leggende a parte il toponimo si identifica con “reo mergan” e con una via “Mergania”, attestati agli inizi del XIV secolo e derivati con ogni probabilità da un antroponimo medievale: “mergano”.

Un po’ di storia. Lo storia del territorio "comincia" dall'abitato di Morgano, il più antico, che compare nei documenti già nel XII secolo. Anche le prime notizie storiche sono abbastanza tarde (XII secolo) e si riferiscono alla chiesa di San Martino, la cui intitolazione ne collocherebbe la fondazione in epoca longobarda o franca. E' con l'arrivo dei nobili Badoer che si avvia invece lo sviluppo dell'area di Zeruol, che poi prenderà proprio dalla famiglia veneziana il nome di Badoere. Sul finire del Seicento sarà proprio Angelo Badoer a saper interpretare il tessuto agricolo dell'area, ricco di mulini e macine per le granaglie, edificando una struttura funzionale al mercato che si teneva in questa piazza: la Rotonda di Badoere, che compare con la struttura attuale nelle mappe del 1714 suddivisa in "botteghe" che il Badoer affittava probabilmente ad artigiani e commercianti. La presenza umana nel luogo si è radicata in tempi remoti, favorita dall'abbondanza di risorse idriche. I reperti più antichi risalgono al neolitico e all'eneolitico. Fu compresa nei possedimenti dei feudatari da Morgano, ma nel Trecento seguì le sorti di Treviso e passò alla Serenissima. Verso la metà del XVI secolo il territorio fu spartito tra alcune famiglie nobili (Badoer, Basadonna, Revedini, Marcello). Durante il periodo veneziano si assistette a una certa crescita economica, favorita dalla presenza dei fiumi che garantivano risorse idriche, ittiche ed energia per azionare mulini. Questa floridezza portò all'istituzione di un mercato presso la barchessa della villa di Angelo Badoer (1689), attorno al quale si andò a formare il borgo di Badoere.

 

 

 

 

LE ACQUE DI MORGANO

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Partiamo per il nostro viaggio! Il punto di partenza è posto nel piazzale antistante la chiesa parrocchiale di san Martino.

 

LA PARROCCHIALE DI SAN MARTINO

Di origini assai antiche, fu ricostruita in imponenti forme neorinascimentali su progetto dell'architetto Giuseppe Segusini e per iniziativa del parroco don Giovanni Battista Trentin. I lavori cominciarono nel 1858 ma incontrarono grosse difficoltà a causa delle spesi ingenti. Inoltre, data la natura paludosa del terreno, fu necessario realizzare delle adeguate fondamenta costituite da quattrocento tronchi di legno forte. Venne aperta solo nel 1890 soprattutto grazie all'opera gratuita della popolazione, ma a tutt'oggi risulta incompleta, almeno esternamente.

PARROCCHIALE MORGANO
PARROCCHIALE

Lasciamo ora la parrocchiale e dirigiamoci in direzione ovest su via Chiesa. Qualche metro più avanti giriamo a sinistra: poco oltre ecco il Capitello di San Cristoforo

 

Numerose edicole e piccoli altari ("capitelli votivi"), spesso dotati di immagini sacre, accompagnano il corso del Sile, caratterizzando il paesaggio rurale trevigiano con l’espressione di una diffusa religiosità popolare. La loro collocazione presso le rive del fiume deriva dall'importanza di questo e dei fenomeni atmosferici per l'economia locale, basata soprattutto sull'agricoltura: i "capitelli votivi" erano posti vicino ai luoghi da proteggere (campo, abitazione, corso d'acqua), verso i quali guardavano. Servivano come punto d’incontro per la recita del rosario (soprattutto nel mese di maggio), e come stazioni dinanzi alle quali potersi raccogliere in preghiera durante le processioni, come poteva avvenire per il Corpus Domini, l’Ascensione, il Venerdì Santo o per il rito delle rogazioni.

 

Il "capitello votivo " di Morgano, dedicato a san Cristoforo, protettore dei pellegrini e invocato contro le inondazioni, si trova nelle immediate vicinanze del ponte di legno sul Sile, un tempo semplice passerella, dietro ai moderni impianti sportivi. L'edicola sacra era destinata a proteggere chi doveva attraversare il fiume. All'interno della nicchia esistono affreschi, raffiguranti il santo dedicatario, risalenti al Cinquecento (come altri nei "capitelli" di Cendon e di San Giuseppe). Sulla volta della nicchia un recente restauro ha rimesso in luce una colomba bianca.

Poco oltre ecco il ponte di Legno sul Fiume Sile: qui un tempo vi era un vecchio mulino. 

CAPITELLO DI SAN CRISTOFORO
DAL PONTE

Passiamo al di là del ponte e procediamo in direzione sud. La via sterrata si chiama Via Molin Capitello, a richiamo del capitello e del mulino appunto. Facciamo circa 300 metri ed in corrispondenza dell’immagine che segue giriamo a destra.

PASSAGGI

Inizia da qui un percorso sotto le siepi davvero riposante e rinfrescante! Sono circa 700 metri prima in direzione ovest e poi in direzione sud e quindi sino a ricongiungerci con la fine di via Antonio Vivaldi. Che prenderemo andando in direzione sud. 

Fatti 900 metri e aver oltrepassato un gruppo di case sulla nostra destra, usciamo sulla strada e andiamo a destra. Attenzione al passaggio che segue perchè non è ben segnato!

A SINISTRA

In direzione nord per circa 300 metri e quindi in direzione ovest per altri 350 metri sino ad un nuovo gruppo di case. Giriamo ora a sinistra: siamo in via Perosi. Andiamo ora a sud per circa 350 metri e usciamo sulla provinciale. Andiamo a destra e procediamo sulla provinciale per circa 350 metri e quindi svoltiamo a sinistra in via Pietro Mascagni: di lì a circa 500 metri eccoci in un luogo molto particolare: siamo sul Ponte dei Tre Confini con il relativo mulino. 

TRE CONFINI

Davanti a noi il corso del fiume Sile. Lì poi giriamo a sinistra sullo sterrato e iniziamo a pedalare: siamo nella terra di mezzo: a nord scorre il Sile, a sud, scorre il fiume Zero, tutto a pochi metri di distanza. 

CAMPAGNE A SUD DEL SILE (1).jpg

Pedaliamo per circa 2,4 km in mezzo ai due fiumi e usciamo quindi a sinistra.

PICCOLO

Un chilometro più avanti ( dopo aver superato la località di Munaron e a aver sconfinato in Casacorba ) giriamo a sinistra in via Ugo Foscolo. Lì avanti per circa 750 metri e ora a sinistra ancora ( nei pressi un bel capitello giallo ). Siamo a Menaredo! Procediamo su questa via per circa 1,5 km e quindi svoltiamo a sinistra in via Pignan: qui procediamo per circa 300 metri e quindi ancora su a sinistra su via Rialto.  

VIA RIALTO

Procediamo ora per circa 650 metri sino al Mulino e al Ponte sul Fiume Zero. 

IL MULINO

Altri 150 metri e andiamo dritti ( alla nostra sinistra una bella mura di recinzione ). Avanti ancora 250 metri e siamo ora in via Alessandro Marcello. Circa 300 metri più avanti eccoci in località Zeruol, sul retro della rotonda di Badoere. Giriamo ora a sinistra e così avanti per circa 400 metri: siamo ora sulla provinciale. Lì andiamo a destra e poco oltre eccoci nel pieno di uno dei luoghi più belli della Marca Trevigiana: la rotonda di Badoere.

LA ROTONDA DI BADOERE

LA ROTONDA DI BADOERE (3).jpg

La Rotonda di Badoere è una delle barchesse più famose del Veneto; la sua particolarità sta, sia nella sua grandiosità, che nella sua struttura fatta per ospitare una serie di botteghe su un semicerchio e abitazioni sull'altro, con una grande piazza per il mercato; sulla stessa si affaccia la chiesa e un palazzo dominicale, ora sede municipale. La grande costruzione si presenta strutturalmente come un lungo porticato semicircolare, formato da quarantuno arcate. Questa magnifica piazza ha trovato origine presumibilmente alla fine del Seicento. Comprendeva in origine due grandi barchesse a doppio semicerchio e a 300 metri ad ovest la villa padronale andata distrutta da un incendio nel 1920 durante un tumulto contadino.  La sua creazione si deve ai Badoer, famiglia patrizia veneziana proprietaria del terreno dove la Rotonda sorse (detto Zeruol di Sopra), su progetto eseguito sembra, dalla scuola del Massari. I Badoer eressero inoltre la chiesetta (1645) dedicata a Sant’Antonio da Padova e la Rotonda

Fu con l’intento di ospitare il mercato settimanale del lunedì che la Serenissima Repubblica autorizzò nel 1689 al suo nobile Angelo Badoer. Ma in particolare, è molto originale la barchessa a ovest costituita da 41 arcate corrispondenti ad altrettante botteghe di artigiani e mercanti; queste, sistemate sotto i portici, avevano un ingresso posto all'interno della Rotonda e un balcone apribile a ribalta verso l'alto.  Dalla parte opposta rispetto all'asse stradale, un secondo insieme d’edifici disposti ad emiciclo, ugualmente porticati, ma di ben più modesta qualità architettonica e non integrati in un complesso unitario, segna il bordo, appunto rotondo, della piazza di Badoere. Ancor oggi i due emicicli, che hanno ovviamente riconvertito i loro spazi a nuove funzioni abitative e a nuovi esercizi commerciali, fanno da sfondo alle locali attività di mercato, in particolare al famoso mercatino antiquario che si tiene la prima domenica di ogni mese. (da vedere assolutamente!)  

L'abitato si è sviluppato in tempi recenti attorno alla tenuta dei Badoer nella quale si svolgeva da tempo un importante mercato settimanale. Solo nel Novecento, però, il paese venne riconosciuto ufficialmente come frazione di Morgano ed ebbe autonomia ecclesiastica con l'istituzione della parrocchia di Sant'Antonio di Padova. La parrocchia di Badoere fu istituita nel 1920; l'attuale chiesa parrocchiale fu costruita in stile neogotico nel primo dopoguerra e consacrata nel1945 dal Vescovo Antonio Mantiero. All'interno non si segnalano opere di particolare pregio se non un interessante organo Tamburini, del 1945, restaurato nel 2008 dalla Casa Organaria Saverio Girotto

Superiamo ora la Barchessa e andiamo a sud sulla principale per circa 200 metri: poco oltre sulla nostra destra la chiesa parrocchiale di Badoere.

LA PARROCCHIALE DI BADOERE

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Superata la parrocchiale di Badoere e proseguito sulla principale arriveremo dopo circa 500 metri ad un ponte sul fiume Zero: poco oltre sulla sinistra ecco via Zeriolo. La prendiamo  e pedaliamo per 900 metri sino a vedere sulla nostra sinistra uno dei tanti ingressi alla vecchia linea ferroviaria Treviso-Ostiglia. 

DAL MUNARON A  SANT'ALBERTO (7).JPG

La pedalata ora si snoda sul terreno dei vecchi binari della ferrovia dismessa per circa 2,5 km, sino a intravedere sulla nostra sinistra un complesso di cave naturalizzate molto particolari: si tratta delle Buse di Carlesso.

 

LE BUSE DI CARLESSO

Il punto migliore per immergersi in questa “esplosione di verde” ,è in corrispondenza di una stradina che scende alla nostra sinistra ben visibile dal percorso principale.

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Qui possiamo lasciare per un po’ la nostra bicicletta e assaporare a piedi tra rovi e intricate piante, la bellezza di questo biotopo frutto di un’intelligente attività di rinaturalizzazione. Non è difficile incontrare da queste parti pescatori. Rimane solo il rammarico di un continuo brusio sopra di noi causato dal passaggio dei cavi di alta tensione. Qui proprio qui! Ci possiamo comunque consolare facilmente in stagione con la visione bianca, verde e blu creata dalle ninfee in fiore, dalle sue foglie e dal volteggiare sicuro di libellule blu.

                                                                                                                                                 

Ma cos’è in particolare questa palude? E’ una splendida palude profonda, in particolare si tratta di numerosi stagni collegati l’uno all’altro da lingue di terra. Essa è stata completamente ricolonizzata da specie idrofite e idrofile ed è una ricca riserva di pesce soprattutto per gli uccelli predatori. La regina dominatrice di queste acque è la Ninfea bianca, ma non meno rilevante e da salvaguardare è la Centaurea minore dai fiori rosa riuniti in infiorescenze. 

Lasciamo le buse e riprendiamo la Treviso-Ostiglia andando in direzione est: pedaliamo per circa 500 metri ed ora andiamo a sinistra in via Ostiglia. In direzione nord per circa 700 metri e poi ancora dritti in via Ponte Settimo. E’ circa 450 metri dopo che riabbracceremo il fiume Sile in uno dei più bei ponti che lo attraversano. Superato il ponte giriamo in via Pescatori e procediamo a sinistra per circa 1 km. Svoltiamo ora a sinistra: poco oltre un mulino sulla nostra sinistra e un ponte che ci permette la vista su un grande invaso: la Busa Celeste.

LA BUSA CELESTE

Un tempo lungo il fiume Sile si trovavano numerose fornaci per la produzione dei laterizi, concentrate in particolare nel basso corso del fiume, dopo Treviso, tra Sant’Antonino e Musestre, tanto che questo tratto era conosciuto anche come “la riviera delle fornaci”. Gli stabilimenti erano chiamati "fornasotti" e i forni rimanevano accesi quattro o cinque giorni, in corrispondenza di ogni infornata di laterizi. Si trovavano in aree ricche di argilla, e quando la vena del materiale si esauriva, venivano spostate in un altro luogo. A questa attività si riferisce l'antico adagio "Omo de fornasa, caval de restèra, femena de risèra". Nella seconda metà del Novecento, il numero di fornaci crebbe per far fronte alla crescente domanda di materiale edilizio e nello stesso periodo fece la sua comparsa il forno Hoffmann, che grazie ad un sistema a ciclo continuo permise un sensibile aumento della produzione. Ai primi dell'Ottocento le amministrazioni prima napoleonica e poi austriaca diedero impulso alla rete stradale locale, in particolare tra il 1830 e il 1848 e la ghiaia necessaria per questi lavori venne ricavata dal fondo del fiume: nacquero nuove professioni, come quella degli “abboccatori” (cavatori di ghiaia) con zattere e “baiòn” (grande badile con manico di circa un metro e con all’estremità fissato una sorta di cesto realizzato con una maglia di rete e funzionante a mo’ di setaccio).

Il catasto napoleonico del 1810 testimonia nel territorio di Morgano la presenza di una fornace, di proprietà della famiglia Basadonna. Questa si trovava in località Settimo, presso le vie Fornaci e Barbasso. Nei pressi si trovano le attuali “buse de Carlesso”, una profonda palude, in località “Ongarie”, che segna il luogo dei vecchi giacimenti dai quali gli operai della adiacente fornace Carlesso estraevano la crèa (argilla). La palude è costituita da numerosi stagni collegati da lingue di terra ed è ricca di pesce. Vi si trovano la ninfea bianca e la folaga, mentre in estate è presente anche l'airone rosso. Nei pressi dell'antica fornace si trova inoltre un vecchio mulino a più ruote.

Nei pressi una busa, formatasi per l'intensa attività di escavazione, offre rifugio a diverse specie di volatili (martin pescatore, beccaccini, anatidi, folaghe, gallinelle d'acqua, porciglioni, garzette, nitticore, aironi cenerini, poiane e falchi pescatori). Tra le specie vegetali si citano la salcerella, il garofanino d'acqua e il cardo palustre. Nelle vicinanze sono stati realizzati due capanni per l'osservazione e la caccia fotografica, vista la ricchezza di specie migratorie e stanziali che praticano questo invaso. Sull'argine destro è stato inoltre realizzato un sentiero che consente di osservare, stando sulla sponda opposta del fiume, la grande palude asciutta, di circa trenta ettari.

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Riprendiamo i nostri passi e torniamo in via Barbasso. Giriamo a sinistra e procediamo per circa 400 metri. Ora prendiamo a sinistra via Cominetto. Altri 500 metri e procediamo in via San Martino girando a destra. Andiamo quindi a nord per circa 1 km e quindi a sinistra in via Bassa. Stiamo sconfinando nel limitrofo comune di Istrana. Via Bassa esce su via Castellana dopo circa 1 km. Ora giriamo a sinistra e subito dopo ancora a sinistra in via del Bosco. Procediamo in via del Bosco per circa 1 km sino ad un bivio ove terremo la sinistra. Procediamo ancora seguendo la principale per circa 1 km ed eccoci dopo alcuni metri ritornati alla parrocchiale di Morgano: qui si chiude il nostro viaggio!