IL MONTELLO - LA PRESA XII

Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza: 8,1 km

Difficoltà: difficile molto ripida nel primo tratto. La XII è sterrata, e si interrompe poco oltre la chiesetta di San Martino per la presenza di un deposito militare. Noi deviamo prima a destra per prendere il tratto della XI che è via Sernaglia per riprendere oltre via Murada.

Altezza di partenza: metri 94 s.l.m. (Municipio di Volpago)

Altezza massima: metri 336 s.l.m.

Pendenza media: 4,7%

Partiamo. Siamo nel piazzale antistante la sede del comune di Volpago del Montello. Entriamo sulla regionale e giriamo a destra. La percorriamo per circa 500 metri e quindi a destra in via Brenta. Ora su per 50 metri e quindi a sinistra per altri 100 metri.  Teniamo ora la destra in via Europa. Andiamo in leggera salita per 800 metri. Siamo nei pressi dello stradone del bosco e qui giriamo a sinistra e andiamo avanti per circa 200 metri. Ora sulla nostra destra ecco via San Martino. La via è segnalata come strada senza uscita, ma non per noi che con la due ruote a pedali possiamo andare oltre come vedremo più avanti.
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La strada è sterrata e nel giro di poche pedalate svoltando il nostro sguardo a sud già cominciamo a vedere la pianura dall’alto.
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In via San Martino, nel suo primo tratto in particolare, sono collocate insegne che indicano le stazioni di una via Crucis. E’ la via Crucis di San Martino della parrocchia di Santa Maria Maddalena.
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La Via Crucis di San Martino inaugurata nel 2007 offre numerosi spunti di meditazione e riflessione; in ogni stazione sono infatti presenti degli spunti tratti dai versi di Benedetto XVI che ci accompagnano lungo questo cammino che può essere anche religioso.

 

Fatti circa 700 metri in uno sterrato sempre più incerto si giunge nei pressi dello slargo che apre alla Chiesetta di San Martino a quota 194 metri di altezza.

LA CHIESETTA DI SAN MARTINO

Nonostante alcune fonti facciano risalire la presenza di un luogo di culto in questo sito addirittura all'alto medioevo, ne abbiamo notizie certe solo in epoche più recenti. Fino al 1835 circa è esistito un “santuario” dedicato a San Martino, nel quale per antica tradizione ogni prima festa di precetto del mese e ogni 11 novembre veniva celebrata la Messa. L’edificio viene abbandonato fino al 1866, quando vengono innalzate nuove mura. Dopo la Legge Bertolini, che privatizza il Montello, la contessa Matilde Spineda fa dono alla parrocchia di Volpago del terreno da lei acquistato che comprende la zona di San Martino. La chiesa viene interamente ricostruita ed ampliata rispetto alla precedente e viene inaugurata l’11 novembre 1895. L’edificio è a navata unica rettangolare con presbiterio a nord, due porte di ingresso a sud ed ovest; l’unico altare con tabernacolo è accompagnato da una mensa non permanente. Le pareti interne sono spoglie come pure i soffitti, costituiti da quattro ampi lacunari concentrici. La facciata è delimitata da due lesene angolari in pietra chiara sulle quali poggia una semplice cornice, dello stesso materiale. L’ingresso principale è rialzato da un gradino rispetto all’esterno ed è sormontato da una mensola sostenuta da due volute in pietra; sopra ad esso è presente una riquadratura cieca. Un timpano triangolare dentellato chiude il prospetto.

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Visitata la chiesetta andiamo nel retro della stessa e riprendiamo la strada in salita.  Piacevole la piccola area attrezzata che si trova tutto attorno a questo luogo.
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Ora, poco oltre, troviamo un bivio e noi qui teniamo la nostra destra abbandonando così via San Martino. La stessa via a sinistra per la verità continuerebbe ma si ferma davanti ad un deposito militare. Ecco perché facciamo questa importante deviazione. Saliamo per altri 700 metri e a questo punto teniamo la destra al riferimento che segue.
GIRIAMO A DESTRA.jpg
Da notare il fondo in terra (e fango) dal caratteristico colore delle terre rosse di Volpago. La strada dopo poco comincia a scendere decisamente in un avvallamento per poi continuare a risalire.
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Circa 400 metri dopo ci troveremo ad uscire su via Sernaglia. (E’ la presa XI che prenderemo per un po’ “in prestito” in questo episodio.
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Ricominciamo a salire. La strada ora è più ampia e direi rassicurante. Circa 200 metri più avanti un cartello colpisce la mi curiosità: ci dice che ci troviamo in località Castellar.

IL CASTELLAR

Il Castellar è un toponimo di origine preromana che indica normalmente la presenza di un antico insediamento posto su sommità collinare. Molti castellieri sono stati realizzati tra l'età del bronzo e l'età del ferro; secondo le opinioni più comuni, il luogo prescelto favoriva una particolare strategia difensiva: da questi abitati era possibile controllare eventuali scorrerie di gruppi estranei e si poteva avere un continuo controllo visivo sulle risorse, siano state esse agricole, zootecniche o minerarie. Alcune teorie recenti indicano come questi luoghi siano stati eletti ad insediamento per la costante presenza di vento necessario all'alimentazione dei fuochi indispensabili per la fusione dei metalli o per la cottura delle ceramiche. Alcuni castellieri si trovano allineati tra loro lungo un'asse che coincide con il tramonto del sole durante il giorno del solstizio d'inverno, data che decreta la morte e l'inizio dell'anno, ed offre sacralità al luogo.

Circa 300 metri più avanti una bella abitazione ci farà da punto di riferimento.

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In su altri 400 metri ed usciamo all’incrocio con via Murada.
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Ora prendiamo la sinistra in via Murada. La strada è ampia ed asfaltata. E qua e là qualche punto di ristoro.
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Saliamo così per quasi un chilometro. Alla nostra destra ecco la Fattoria Montel.

FATTORIA MONTEL

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Poco oltre la fattoria incrociamo via 18 giugno. E qui proseguiamo dritti in via San Martino. Circa 300 metri più avanti ci troveremo a quota 333, il punto più alto del nostro viaggio, e lì nei pressi alla nostra destra un vecchio rudere.

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Cominciamo a scendere e circa 500 metri più avanti sulla nostra sinistra una abitazione e nei pressi un capitello di ferro con custodita la statuetta della Vergine.
LA VERGINE NEL FERRO.jpg
Proseguiamo! Circa 100 metri più avanti l’ingresso per il noto ristorante Sbeghen. Andiamo avanti ancora e circa 900 metri più avanti sulla nostra destra la visione di una bellissima abitazione appiccicata sul dorso.
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Giù ancora altri 300 metri.
ALBERI DI QUOTA 333.jpg
Ancora 200 metri…
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Circa 300 metri dopo incrociamo via Santi Angeli.
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Qui cominciano ad aprirsi le visioni verso il Cesen, il Pizzoc e il Col Visentin.
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Circa 300 metri più sotto l’albero sacro.
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E 400 metri più in giù siamo nei pressi della “Scuola il cippo degli Arditi”, la fine del nostro viaggio.
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UN PO' DI IMMAGINI