IL  MUSON DA CASTELFRANCO VENETO A CASTELLO DI GODEGO

 

 

 

Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza : 5 km.

Difficoltà : facile

Stagioni:primavera ed estate.

SAN PIETRO
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SOTTOPASSO
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SOTTOPASSO
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SAN PIETRO
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Lasciamo quindi il centro di Castelfranco Veneto. Ci eravamo lasciati al Duomo. Teniamo alle nostre spalle il duomo e dirigiamoci  (guardando leggermente alla nostra sinistra) su via Giuseppe Garibaldi (sulla nostra destra poco dopo essere entrati sulla via ecco il Teatro Accademico).

IL TEATRO ACCADEMICO

Il Teatro Accademico di Castelfranco Veneto fu progettato nel 1746 dall’architetto castellano Francesco Maria Preti, per volere della Società degli Accademici. La sua edificazione avvenne nella seconda metà del Settecento; la facciata e l’atrio invece, furono costruiti verso la metà dell’Ottocento grazie ai disegni dell’ingegnere castellano Antonio Barea. Nel corso del diciannovesimo secolo il Teatro divenne sede dell’Accademia dei Filogolotti, fino al 1970 quando la Società del Teatro cedette al Comune di Castelfranco Veneto lo stabile, che fu immediatamente restaurato per essere adibito a sede di eventi culturali come concerti, spettacoli teatrali, convegni e mostre di ogni genere. Il Teatro Accademico gode di una particolare originalità che lo rende davvero unico; esso è teatro diurno per le riunioni degli Accademici e teatro notturno per rappresentazioni teatrali. Un altro aspetto davvero eccezionale è la sua acustica ottimale, raggiunta mediante l’applicazione della regola della media armonica proporzionale.

 

Via Garibaldi  è lunga circa 150 metri.Fatta via Garibaldi usciamo su piazza Giorgione e lì giriamo a sinistra.

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PIAZZA GIORGIONE

Poco oltre alla nostra destra le “rosse mura di Castelfranco Veneto”.

LE ROSSE MURA

Facciamo altri 150 metri ed entriamo  in via Vittorio Veneto ( davanti a noi il palazzetto dello sport). Giriamo quindi a destra e prendiamo via Monfenera. Altri 150 metri e prensiamo a sinistra Via Ortigara. Fatti 200 metri la strada sembra finire, ma noi svoltiamo a destra e proseguiamo in piena periferia nord ovest di Castelfranco. Dopo alri 250 metri, con il fiume Muson nascosto dalle abitazioni, giriamo a sinistra su via Borgo Monte Grappa. Facciamo altri 300 metri e dopo una netta curva a sinistra ritroviamo il fiume all’altezza di un ponte. 

MUSON A CASTELFRANCO

Poco oltre al ponte sulla nostra destra vediamo l’ingresso di una pista ciclabile. Proprio lì ove mi stavo rassegnando a percorrere la grande rotonda sulla statale, ecco questa bella sopresa: una bella ciclabile che mi porta dall’altra parte della strada sfruttando un sottopassaggio “che promette bene”…

SOTTOPASSO

Usciamo dal sottopasso e teniamo via Val Sugana su una ciclabile alla nostra destra. Facciamo circa 600 metri. Ora alla nostra sinistra la scuola elementare di Villarazzo…

 

E alla nostra destra una stradina che ci porterà dritti dritti, dopo circa 100 metri nella sede della scuola alberghiera o meglio ancora, a Villa Gradenigo Dolfin.

SCUOLA ELEMENTARE VILLARAZZO

VILLA GRADENIGO DOLFIN

Nel corso del XVII secolo i Gradenigo, che sono dei patrizi Veneziani, effettuarono diversi investimenti di tipo fondiario nella zona della castellana. In particolare si legge che nel 1661 a Villarazzo essi possedevano una “casa dominical” descritta poi nel 1701 come un “palazzo con barchesse, stalle, caneve, habitazione per il fattor”. E infatti, sul lato nord-ovest il fabbricato ancora oggi è fiancheggiato da una lunga ed imponente barchessa che costeggia il Muson. Ma una importante ristrutturazione della Villa si ebbe negli anni 20 del secolo scorso. In particolare diverse, nettamente diverse ora,  risultano le facciate, quella verso la strada e quella verso la roggia del Musonello. Nel 1819 infatti, la vecchia strada Castelfranco Bassano venne abbandonata e si costruì quella che è l’attuale strada che si trova in un piano più elevato onde difendere quest’area dalle frequenti esondazioni del Muson. Per effetto di queste circostanze la villa si venne a trovare molto lontana dalla strada principale ed è per questo che si diede vita in quel periodo a opere di rinnovamento che dessero una nuova visibilità alla Villa, ora più nascosta. La villa ora si chiama così perché la proprietà e la volontà di questa importante ristruttuazione fu di Vincenzo Gradenigo e della moglie Elena Dolfin.

 

Siamo quindi entrati in Villarazzo!

Villarazzo è una piccola frazione di Castelfranco posta a soli tre chilometri circa dalla più nota città. Villarazzo rientrava, almeno fino al 1220, fra i possedimenti della famiglia da Romano. Qui è ambientato e ricostruito nell’ambito dell’antico palio di Castelfranco Veneto, l’episodio della cattura e del rilascio del mugnaio. L’episodio rientra nelle azioni di Can Grande della Scala, signore di Verona, contro Treviso e Padova, volte ad estendere la sua signoria sull’intero Veneto. Nel 1314 Godego e Villarazzo vengono  infatti devastate ed un mugnaio di quest’ultima viene trascinato prigioniero fin sulle rive del Brenta per essere interrogato sulla situazione di Castelfranco. Diversamente dai costumi del tempo, viene rilasciato nonostante non sappia cosa dire ai suoi sequestratori. 

GRADENIGO

Ora, lasciata Villa Dolfin e dando le spalle ad essa, teniamo la nostra destra e iniziamo così il percorso sterrato che corre sul lato destro del Muson.Siamo sulla via denominata “ Il sentiero degli Ezzelini”. Un’opera davvero bella e di piena valorizzazione di questi territori sia dal punto di vista storico che da quello naturalistico e che segnerà per molti tratti il nostro percorso.Fatti circa 200 metri abbandoniamo lo sterrato e giriamo a sinistra. Poco oltre alla nostra sinistra ecco la Chiesa parrocchiale di Villarazzo e la sua piazzetta.“La sensazione che se ne ricava è quella dei piccoli borghi di montagna, è tutto lì, tutto così vicino e, almeno con gli occhi con cui siamo oramai abituati a guardare il mondo, sin troppo stretto…”

LA CHIESA PARROCCHIALE DI VILLARAZZO

La Chiesa Parrocchiale è dedicata ai santi Lorenzo, Fabiano e Sebastiano. L'edificio è dell'architetto M. Capanni ed è del sec. XIX. Ha una pala di E. Dall'Oglio del sec. XVIII, raffigurante i Santi Antonio Abate, Sebastiano e Rosalia.

Invertiamo ora la nostra rotta e rientriamo in Via Chiesa. Finito il complesso della Chiesa, giriamo a sinistra e proseguiamo il nostro percorso sul “sentiero degli Ezzelini”.Appena entrati sulla nostra sinistra ecco il complesso di Villa Ca’ Moro.

VILLA CA’MORO

E’ la villa dei patrizi veneziani Moro ed è situata al margine della strada che porta da Castelfranco a Castello di Godego, subito a ridosso dell’alveo del fiume Muson.E’ una villa che nel suo impianto orginario risale alla fine del secolo XV, anche se nel corso della sua storia ha subito diverse trasformazioni soprattutto in rerlazione ad esigenze di tipo abitativo e di conduzione dei terreni. Sulla facciata principale si vede un portico a tre arcate con archi a tutto sesto. Ma la cosa senza dubbio più interessante è il suo interno ove si trovano un ciclo di affreschi che in origine abbellivano l’intera villa. Oggi purtroppo non ne è rimasto che uno: quello ove sono rappresentati Apollo e Dafne, una allegoria della primavera con Venere che dissuade Adone dalla caccia. Non si sa chi sia effettivamente però l’autore degli affreschi. 

CA'MORO

Proseguiamo così per qulche metro con il Muson alla nostra destra. 

DESTRA

Poco oltre si giunge ad un ponte che facciamo e quindi ci buttiamo sulla sponda sinistra del fiume. Inizia da qui una cavalcata davvero gradevole in pieno sterrato e con la protezione di siepi molto rigogliose. 

 

Facciamo circa 1,4 km, ed improvvisamente notiamo sulla nostra destra un cancello di ferro. Entriamo per lo stretto tempo necessario ad ammirare un bellissimo capitello votivo.

SIEPI
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Ciò che mi colpisce sono i colori davvero intensi e vivi di questo capitello. Una Sacra Famiglia dai profili sereni come la luce dei colori scelti. Invertiamo la marcia, passiamo il cancello di ferro  ed ecco alla nostra destra, in tutta la sua maestosità,  Villa Caprera.

Villa Caprera

Si pensa che il nome Caprera venne dato in ricordo di un generale di Garibaldi, morto proprio in questa villa. Tra la prima e la seconda guerra mondiale è stata  poi usata come base dai tedeschi; in particolare, gli stessi si servivano di un pioppo sul quale si poteva salire per mezzo di una scala metallica per controllare il territorio circostante.Durante la seconda guerra mondiale tra l’altro, le sue cantine furono  adoperate per mantenere le riserve di cibo, acqua, vino. Per questo in inverno lì vi veniva portata la neve. E’ curioso pensare che di recente proprio in questi luoghi sono state ritrovate delle bottiglie di champagne dell’epoca. 

VILLA CAPRERA

Lasciamo ora Villa Caprera per riprendere il nostro percorso in direzione di Castello di Godego, il nostro prossimo approdo. Prima di tutto occorre attraverare un nuovo ponte che ci riporterà nuovamente sulla sponda destra del Muson.“E’ bello qui soffermarsi ad ammirare questo angolo davvero intenso perché pregno di storia ( Villa Caprera ) e natura (Il Muson e le sue rigogliose siepi).”Proseguiamo ora sulla sponda destra del fiume per altri 700 metri circa sino a giungere ad un incrocio e vedere alla nostra destra un ponte.

SAN PIETRO

Giriamo a sinistra su Via San Pietro e fatti circa 40 metri giriamo a destra su Via Molinare. Facciamo 100 metri e giriamo a sinistra su Via Castello, una via che ci dice che da questi parti, un tempo c’era un castello. E poi, siamo a Castello di Godego: una via non può che chiamarsi così .   Lo scopriamo solo dopo 100 metri, perché alla nostra destra ecco comparire una strana montagnola in piena pianura, una motta si direbbe. E’ meglio scoprirlo ricorrendo alla descrizione del luogo in cui ci troviamo. Siamo infatti a Castello di Godego.            

CASTELLO DI GODEGO

Il toponimo, composto, ha una duplice derivazione. “Castello” allude all’esistenza nel luogo d’una rocca, con funzioni militari,  già in epoca romana e, successivamente, in età barbarica. Il castello in età medioevale poi divenne possesso della famiglia degli Ezzelini. Oggi è ancora visibile, nei pressi della canonica, il rialzo del terreno (“castelliere”) sul quale fu eretto il fortilizio. Ecco, questo è il luogo del mitico Castello.

La seconda voce, “Godego”, è di incerta derivazione. Secondo il Camavitto, studioso di cose castellane, nasce dalle parole longobarde “gudia” o “gudaga”, aventi il significato di “boscaglia”. Nel corso dell’alto medioevo infatti, fitte foreste si estendevano su questo territorio . Una seconda ipotesi propende per una derivazione dal toponimo Godego dal nome di quel popolo, i Goti, che qui, nel corso della seconda metà del secolo V avrebbero eretto una fortezza a presidio del vicino ed importante asse di transito costituito dalla via Postumia. Il luogo fu abitato in epoche antichissime, certamente in età preromana: lo testimoniano gli abbondanti ritrovamenti di materiale archeologico in prossimità e all’interno di quella vasta area arginata (le Motte), che si trova allineata al vecchio corso del Muson e che conosceremo nello specifico più avanti. Sono molto più numerosi però  i reperti archeologici che si riferiscono all’epoca romana, Qui, come scrive il Fraccaro, la suddivisione in centurie è ancora oggi davvero ben  conservata. “ Ad occidente di CASTELLO DI GODEGO tutta la campagna è divisa in lunghe strisce dagli antichi limites intercisivi romani, che vanno da ovest ad est… i contadini chiamano i “limites intercisivi” “cavin”. Da un “limes intercisivus” ad un altro, in direzione all’incirca da nord a sud, corrono i filari dei gelsi e delle viti, che dividono le strisce in rettangoli allungati che sono i “larghi”, forse originari “campi”. L’aratore guida l’aratro nella direzione dei cardini romani e risparmia quindi di voltare troppo spesso l’aratro, ciò che dovrebbe fare se il campo fosse quadrato…” L’evidenza del reticolato romano e i reperti archeologici rinvenuti entro i suoi confini, dicono quindi che Godego dovette essere un villaggio romano d’una certa importanza, soprattutto per la sua posizione di notevole interesse strategico. Quest’ultima valutazione fu fatta propria anche dai popoli barbarici che invasero l’impero romano, ad iniziare dai già ricordati Goti, i quali, secondo alcuni storici, qui stabilirono un presidio di soldati. Successivamente i Longobardi, che avevano invaso l’Italia nella primavera del 569, si insediarono sugli allineamenti delle colline asolane, organizzandovi un’efficace rete difensiva di segnalazioni a mezzo di fumate. Ma questo popolo non poteva trascurare la pianura e le sue vie più importanti, la via Postumia in primo luogo. Fu a presidio di quest’importante strada che i Longobardi si insediarono, come afferma il Comacchio, in un luogo piano, presso il Muson, che fu poi chiamato Godego, costruendovi un castello ed usufruendo di altre fortificazioni preesistenti. Tracce della presenza di questo popolo barbaro a Godego furono rinvenute sullo spiazzo erboso antistante la chiesa campestre di San Pietro: qui fu scoperta una tomba ad inumazione, contenente orecchini e fibule bronzei con smalti di fattura longobarda risalenti al VII secolo. A quest’epoca tra l’altro, esisteva già da tempo a Godego un nucleo cristiano che nel sacello di San Pietro doveva riconoscere il proprio luogo di culto. Se infatti l’evangelizzazione della Castellana va fatta risalire al IV-V secolo, avendo come centro irradiatore la sede episcopale di Padova e come principale protagonista il vescovo Prosdocimo, il cristianesimo dovette presumibilmente giungere a Godego intorno al secolo VI, precedentemente all’invasione dei Longobardi. Questo secolo fu caratterizzato negativamente dalla disastrosa “guerra gotica”, che vide la vittoria bizantina sul popolo degli Ostrogoti, e la conseguente aggregazione dell’Italia all’Impero Romano d’Oriente. Le conseguenze del conflitto furono drammatiche, soprattutto nelle campagne. Nel Veneto, l’”agro” romano di Asolo divenne “un latifondo abbandonato e sterile”, come scrive il Comacchio, “costringendo i pochi supersiti delle guerre e delle pestilenze a vivere nelle città e nei grossi villaggi”, tra i quali è lecito annoverare anche Godego. Il primo documento storico nel quale Godego è espressamente citato risale al 28 maggio 972. In quell’anno, Ottone I, imperatore, donò ad Abramo, vescovo della città tedesca di Frisinga, alcuni possedimenti posti in parte nel contado di Treviso e in parte in quello di Vicenza: tra essi è elencato quello di Godego. Nel 1179, i padovani, alleati dei coneglianesi, i quali a loro volta erano stati aggregati ai trevigiani, invasero la Marca, giunsero sino a Godego, “castello posto sul Musone di sopra da Castelfranco verso Bassano” come scrive Bonifacio, e “per viltà de’ suoi difensori l’ottennero, e spianarono fino alle fondamenta”. Il castello di cui parla lo storico trevigiano, fu costruito probabilmente dagli Ezzelini, tra XI e il XII secolo, presso il Muson, laddove ancor oggi si può osservare un rialzo del terreno indicato appunto come il “castelliere di Ezzelino”. Nel 1223 infatti, Godego e il suo distretto passarono in proprietà ad Ezzelino da Romano, il tiranno, che lo ebbe dalla spartizione dei beni del padre Ezzelino, detto il Monaco per essersi ritirato nel monastero di Oliero. Da quell’anno il castello di Godego seguirà il destino del suo signore. Nel 1229, Ezzelino, entrato in guerra con in padovani, fu da questi assalito nelle sue terre: il castello di Godego fu distrutto sino alle fondamenta, almeno così narrano alcuni storici. Nel 1315, i soldati del signore di Verona, Cangrande della Scala, tentarono di prendere e saccheggiare Godego, e ne verificarono la possibilità e l’opportunità con la confessione estorta ad un mugnaio del luogo, rapito allo scopo. Nel 1339, Godego, unitamente a tutto il territorio trevigiano, passò sotto il governo della Repubblica di Venezia e venne incluso nella podesteria di Castelfranco. Nel 1509 le popolazioni della Castellana sperimentarono nuovamente la sofferenza e il dramma della violenza e dei saccheggi da parte di truppe straniere: gli eserciti europei, infatti, alleatisi a Cambrai (1508), decisi a distruggere la potenza veneziana e a spartirsenele spoglie, dilagarono per le campagne venete, mettendo a ferro e fuoco città e villaggi. La guerra ebbe fine nel 1511, e da allora, per quasi tre secoli, Godego e la Castellana conobbero un lungo ed ininterrotto periodo di pace. L’occupazione del Veneto, nel 1797, da parte delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte, dette l’avvio ad un periodo difficile, caratterizzato ancora una volta dalle tristi conseguenze della presenza e dei passaggi di truppe per le campagne ed i paesi del territorio di Castelfranco. Anche la popolazione di Godego subì ruberie, saccheggi, requisizioni più o meno legalizzate che andarono ad aggravare ulteriormente una già grave situazione economica…

(tutto il materiale documentale trova fonte del sito del Comune di Castello di Godego)