IL MONTICANO IN BICICLETTA

SECONDA PARTE - DA CONEGLIANO A FONTANELLE - 

Caratteristiche tecniche
Lunghezza del percorso: 20 km
Tempo di percorrenza: 1 ora e mezza
Stagioni consigliate: preferibili le stagioni asciutte
SPAZIO

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La partenza

Il punto di inizio della nostra seconda tappa si trova in Conegliano, la città del grande pittore Cima da Conegliano. Ne approfitteremo per un "sorvolo" veloce nella città, almeno per ciò che attiene ai suoi luoghi più significativi o famosi. Siamo in via Madonna, proprio sul ponte sotto al quale scorre il fiume Monticano.
Torniamo ora sui nostri passi per un attimo: entriamo in via Cavallotti per qualche metro e quindi su a sinistra in via Beato Marco Ongaro. La strada, in pieno centro storico di Conegliano, nel cuore della stessa direi, si inerpica e il passo è ulteriormente ostacolato da un ciottolato bello sì, ma anche faticoso per la nostra bicicletta. Mai paura, sulla nostra sinistra stiamo per approdare ad uno dei più bei palazzi di Conegliano: Palazzo Sarcinelli.  Ci arriviamo dopo circa 200 metri.

PALAZZO SARCINELLI ( sec. XVI )

 

Palazzo Sarcinelli è  prima di tutto un edificio rinascimentale fu edificato nel 1518 da un ramo della famiglia Sarcinelli, quello di Ceneda (l'altro era quello di Serravalle), Nei secoli di maggior splendore la nobile famiglia ospitò nella sua sede coneglianese personaggi di rilievo come  Massimiliano III d'Austria ed Enrico III di Francia. Nel XX secolo diventa proprietà comunale e, a partire dal 1988, il palazzo, già sede della biblioteca comunale (trasferita negli anni 2000), è diventato la sede della Galleria d'arte moderna e contemporanea.
Saliamo ora per circa 200 metri: ecco alla nostra destra aprirsi in Piazza Cima, il Teatro dell'Accademia.

IL TEATRO DELL'ACCADEMIA

 

Il Teatro Accademia è situato in Piazza Cima, nel cuore del centro storico della città. La sua costruzione fu iniziata sotto il dominio austriaco e venne conclusa nel 1868. Nato dall'idea che il vecchio Teatro Concordia, in Contrada Borghetto (attuale via Teatro Vecchio) non riuscisse a soddisfare le richieste, venne edificato grazie ai progetti dell'architetto udinese Andrea Scala. Venne inaugurato il 5 settembre 1869; per l'occasione fu rappresentato Il Conte Ory di Gioachino Rossini. Ristrutturato più volte a partire dal 1937, dal 1946Il teatro è una tipica  ha iniziato anche un'attività cinematografica. architettura neoclassica, la cui grande facciata domina Piazza Cima da una scalinata, ai lati della quale sono posizionate due caratteristiche sfingi in pietra. Quattro semplici frontoni, due sulle ali laterali e due sovrapposti nel corpo centrale, sono i decori della parte alta. Delle statue, anch'esse di impronta neoclassica, ornano la loggia e alcune finestre.

 

 

Procediamo ora in direzione ovest su via XX settembre: pedalato per altri 100 metri, sulla sinistra, annunciato da coloratissimi archi, il Duomo di Conegliano.

IL DUOMO DI CONEGLIANO

 

La chiesa, che nasce come Santa Maria dei Battuti nel XIV secolo  è dedicata oggi a Santa Maria Annunziata e al patrono San Leonardo: intitolato a quest'ultimo, infatti, era stato l'antico Duomo ora non più esistente, che aveva sede sulla cima del colle, nel complesso del castello (di cui era pieve già nell'XI-XII secolo), poi qui trasferito. L'edificio è inscindibile dalla Scuola dei Battuti, che è parte integrante del complesso rinascimentale del Duomo, costituendo così un centro artistico che conserva opere pittoriche tra le più rilevanti dell'intero coneglianese.

 

 

Lasciamo ora il Duomo e proseguiamo per altri 100 metri e prendiamo a sinistra ed in discesa via Guglielmo Marconi per 50 metri. Giriamo ora a sinistra in Corso V. Emanuele II ( teniamo la ciclabile sulla nostra sinistra). Dopo circa 200 metri siamo al semaforo ( alla nostra sinistra la scalinata degli Alpini e alla nostra destra in fondo, la stazione ferroviaria ); proseguiamo per altri 500 metri e siamo di nuovo in via Madonna, all'altezza del ponte sul Monticano. Qui attraversiamo la strada e iniziamo ( a piedi ) il nostro percorso sul Monticano, dapprima su una passerella che ci condurrà dopo circa 200 metri ad uscire sul piazzale antistante la chiesa di San Martino.

LA CHIESA DI SAN MARTINO

Più propriamente si tratta della chiesa dei Santi Martino e Rosa. Luogo sacro di antica origine, già presente nella prima metà del XIV secolo legata a un monastero, la Chiesa di San Martino è stata ricostruita per volontà della comunità dei frati domenicani tra 1674 e 1730, quando assunse l'aspetto che ancora oggi la caratterizza. Due episodi interessarono la chiesa nel primo Novecento: il primo riguarda la non realizzazione della facciata che l'architetto Vincenzo Rinaldo era impegnato a progettare, cosicché il prospetto principale restò disadorno; il secondo episodio invece segna la storia della chiesa in modo irreversibile: durante i bombardamenti della Grande Guerra l'edificio venne colpito in molte sue parti, cosicché la parrocchia dovette attivarsi nella ristrutturazione dell'edificio nella sua totalità. Dal 1921 è retta dai Giuseppini del Murialdo, il primo ordine religioso che vi entrò dopo che Napoleone aveva fatto chiudere il convento nel 1806. La facciata a capanna dell'edificio si presenta grezza, coperta a laterizio, e del tutto disadorna: come testimonia il progetto del Rinaldo, una volontà di coprirla c'era, dunque la condizione attuale si poneva inizialmente come un a priori per una copertura in marmo o in pietra. Dentro l'edificio ha un'unica navata e sei cappelle laterali. Il presbiterio è rialzato e accessibile per mezzo di gradini, che conducono all'altare e all'opera più preziosa che la chiesa custodisce: Adorazione dei pastori, di Francesco da Milano. Tale dipinto raffigura centralmente la Madonna e San Giuseppe chini sul Bambin Gesù, mentre viene dolcemente carezzato da un angelo; sul lato sinistro entra in scena un pastore suonante il flauto, mentre sulla sinistra altri due pastori sono in adorazione; dietro un grande arco a tutto sesto sul quale siedono due angioletti, che tengono fra le mani una fascia sulla quale si intravede la scritta (in latino nel quadro) Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà; a destra si apre un paesaggio collinare e montuoso, con arroccata una città murata. La scena avviene alla luce del tramonto.

Lasciamo ora la chiesa di San Martino e rientriamo in strada: teniamo la sinistra e poco oltre andiamo a destra in via Nazario Sauro. Facciamo il sottopasso e subito a destra ecco un prato: ci entriamo e saliamo con la bici la piccola scalinata che ci porterà sull'argine sinistro del Monticano. Inizia da qui un percorso per certi aspetti anche pericoloso in quanto l'argine soprattutto in alcuni punti è molto stretto e segnato da un sentiero spesso irregolare: ci vuole poco a sbilanciarsi per cui, attenzione! Procediamo così tra curve, passanti e strettoie per circa 400 metri: ora si impone l'attraversamento di viale Istria. Circa 300 metri oltre davanti a noi in lontananza il grosso complesso verde sede tra le varie cose anche di un importante centro di formazione.
Altri 400 metri e qui all'altezza della intersezione con l'importante viale Italia, noi dobbiamo scendere sul piano del fiume, attraversare il sottopasso e risalire poco oltre riprendendo la traccia sull'argine sinistro del fiume. Operazione un po' faticosa, ma non c'è alternativa. Altri 300 metri e arriviamo ad un bel ponte dal quale si può ammirare l'acqua limpida e quasi torrentizia del fiume.
Altri 400 metri e attraversiamo via Monticano. E circa 900 metri più avanti sulla nostra destra l'immissione dello scolo Ferrera e del Torrente Crevada sul Monticano ad alimentarne le acque. Stiamo uscendo da Conegliano e 500 metri più avanti sulla destra del fiume ecco la località Sarano.

Procediamo per altri 1,5 km sempre sull'argine sinistro del fiume: i paesaggi si fanno sempre più aperti e selvaggi.

Saliamo ora su via Ca' di Villa. Attraversiamo il ponte, e procediamo sino alla rotonda dopo aver pedaato per altri 400 metri. Alla rotonda teniamo dritti per 300 metri e quindi a sinistra per 100 metri. Siamo ora a Ramera, esattamente di fronte alla piccola, ma carina parrocchiale di San Michele.

RAMERA

Ramera è una frazione di Mareno di Piave situata nel punto più a Nord del territorio comunale. Anticamente era chiamata Ramaria. A Ramera è presente un'antica chiesa, intitolata a San Michele, nominata per la prima volta in un documento del 1124 come proprietà dei monaci di Lovadina. La chiesa fu restaurata nel 1512 e consacrata il primo maggio 1545 alla presenza del cardinale Marino Grimani. Un ulteriore restauro fu effettuato nel 1836.

Lasciamo ora Ramera continuando su via Ungaresca per circa 400 metri. Qui siamo ad un nuovo ponte sul Monticano. Lo attraversiamo e andiamo a destra in via Balbi. Inizia da qui una pedalata che ci vede correre alla base dell'argine sinistro del fiume. Il percorso è davvero piacevole e denso di vedute ampie, piene di vigneti (anche troppi) interrotte qua e là da qualche bella casa colonica.
Pedalato così per circa 2,7 km teniamo la destra e attraversiamo un nuovo ponte. Siamo in via del Chilo. Proseguiamo ora su via Chilo per circa 1,6 km ( la strada assume altre denominazioni e da ultimo via Cal Longa ). Ora giriamo a sinistra in via Cal Longa. Pedaliamo sino alla rotonda per altri 700 metri. Ora teniamo la sinistra e proseguiamo su via Cesare Battisti per altri 100 metri ed entriamo quindi a destra . Circa 600 metri più avanti entriamo nuovamente in piena campagna. La strada si fa sterrata. Circa 600 metri più avanti la strada ci sembra finita all'altezza di una sbarra. Non è così procediamo ancora oltre . Ancora altri 1,3 km e usciamo sull'asfalto: alla nostra sinistra un capitello votivo. Qui teniamo la destra in via Monticano. Circa 600 metri più a sud incontriamo il Canale Faver.
Proseguiamo ancora per altri 400 metri. Siamo oramai a Visnà!

VISNA'

La voce “Visnà” significa “Vicinia” o “Vicus”, che nella lingua francese corrisponde alla voce “Visiné o Visné” e nella lingua latina alla voce “Vicinalis” che significa “giurisdizione di una città o di un borgo”. Anticamente Visnà formava parte del settimo centenario, uno degli otto in cui era diviso il territorio di Conegliano entro il quale si facevano gli estimi e i campatici e si riscuotevano le tasse. Il settimo centenario comprendeva la Villa e le Regola di Visnà con Vazzola e territori limitrofi. I centenari erano porzioni di un comitato o di una regione; il qual comitato o contado si divideva in vicarie, le vicarie in centene e le centene in decanie. La regola era un villaggio o anche un castello dove veniva eletto il Meriga che esercitava la funzione di capo di ogni villa, che dipendeva a sua volta dal Podestà del Comitato. Nel 1279 nel libro quinto degli Statuti della Comunità di Treviso si nomina per la prima volta la villa di Visnà. Negli estimi dell’anno 1518 del territorio di Conegliano, Visnà e La Vazzola restano comprese nella Comunità di Conegliano. Nella divisione distrettuale dell’anno 1818 Vazzola è suddivisa in quattordici Comuni; nel quattordicesimo sono compresi nel Comune di Vazzola, frazioni come Visnà e Tezze.

LA PARROCCHIALE DI VISNA'

 La Chiesa di San Martino in Visnà, nominata per la prima volta nel 1124 nell’atto di offerta della chiesa e dell’ospizio di Piave, fatta alla Santa Sede dal Priore Benedettino per porli sotto la protezione di San Pietro (vedi Cronache benedettine della parrocchia), con il vecchio campanile furono distrutti e poi ricostruiti. La vecchia cappella romanica, dedicata a San Martino di Tours, venne restaurata a più riprese dal 1600 fino al 1918 quando subì gravi devastazioni. Andarono perdute grandi opere artistiche; rimane ora visibile nell’altare di S.Anna una tela raffigurante “La Madonna del Rosario” del 1700 circa. Si poté invece, ricomporre il coro in legno intagliato di Angelo Piagatti (1711-1714) composto da 12 quadri divisi da cariatidi e sormontati da apostoli e il coro del 1600. Della vecchia chiesa rimane una piccola porzione di sacrestia con una lapide funeraria datata 1500.

Ripartiamo! Dalla chiesa teniamo la direzione est sulla principale per altri 700 metri. Ora la strada si restringe e noi però continuiamo così per circa 1,6 km. Siamo ormai nei pressi di Fontanelle.
Ora andiamo a sinistra per altri 500 metri ( abbiamo riattraversato un ponte sul Monticano ). Giriamo a destra su via Chiesa e dopo 500 metri siamo in Fontanelle chiesa, luogo in cui si chiude la nostra tappa.
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