IL FIUME MELMA

Caratteristiche tecniche: lunghezza km. 14  tempo di viaggio 1 ora e mezza

QUALCHE SCATTO QUA E LA'

Il Melma 

Nasce da risorgive nei dintorni di Lancenigo di Villorba nella zona detta delle fontane bianche. Siamo grosso modo nell’area a sud della Chiesa Parrocchiale di Lancenigo.

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Si getta nel Sile dopo aver attraversato il centro di Silea. Fino al 1935 quest'ultima si chiamava Melma proprio per la presenza del corso d'acqua. È lungo circa 14 chilometri. Melma deriva dal longobardo melm ("sabbia fine" e quindi "terreno sabbioso"); il termine, latinizzato in melma, ha assunto poi il significato attuale, con il quale, tuttavia, l'origine del toponimo non ha nulla a che vedere. A conferma di ciò, il fatto che non si è mai avuta notizia di paludi e acquitrini lungo il corso d'acqua, ma, anzi, di terreni fertili e boschi.

 

FONTANE BIANCHE DI LANCENIGO

Sono una zona umida, ricca di risorgive. Dalle polle delle Fontane Bianche nasce il fiume Melma, che confluisce, 11 chilometri più a valle, nel fiume Sile. Le acque delle fontane bianche alimentano la parte superiore del fiume Melma.

 

Le mie ricerche non mi hanno consentito di entrare nell’area delle Fontane Bianche. Ci si può solo andare vicino visto che le stesse insistono su un’area non accessibile almeno alla mia bicicletta. Mi accontento e ci giro un po’ attorno.

Partiamo da un bel luogo; siamo a Lancenigo, in via Chiesa nei pressi di Villa Raspi.

VILLA RASPI

 

Questa grande villa nel ’500 aveva un corpo centrale a tre piani, porta d’ingresso ad arco e due camini; a fianco, verso sud, una barchessa a tre archi. A quel tempo era proprietà di “Messer dalla Gatta”. Nel ’600 le barchesse divengono due, adiacenti al corpo centrale; nel ’700 torna ad essere rappresentata la sola barchessa a sud, la quale è strutturata con quattro archi e soffitta…”. Nel 1810 la villa è ancora proprietà Raspi: “Raspi Filippo, Andrea ed Alvise. Di fronte alla villa sono disegnate con regolarità le aiuole del giardino e sul retro i filari delle viti. Ancor oggi questa villa di notevoli dimensioni è rimasta praticamente inalterata: gli agricoltori che oggi vi abitano affermano che sul retro, a pochi metri dal muro perimetrale della villa, l’aratro durante i lavori di dissodamento incappa in una struttura muraria di notevole compattezza; è molto probabile si tratti dei resti di fondazioni della cappella privata della famiglia Raspi. Nel terreno retrostante la villa sono comunque affiorati più volte frammenti di vasellame d’epoca romana. A testimoniare l’antichità del luogo vi è ancora oggi, di fronte alla villa, un ponte sul Melma, non più usato, ma che sulla pietra d’Istria con cui è costruito porta inciso la data di costruzione: 1735.

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Circa 150 metri più avanti sulla destra, ecco un piccolo parco giochi
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Procediamo oltre per altri 250 metri ed ora andiamo a sinistra. Siamo in via Galanti, un piccolo tratto della vecchia Via Claudia Augusta Altinate. Siamo dopo circa 250 metri, nell’area di Villa Fontebasso. La profonda vegetazione ce la nasconde però quasi del tutto.

VILLA FONTEBASSO

 

Fino al 1730, in una casa di muro con un piccolo pezzo di terreno "alla Melma" abitava da circa una quarantina d'anni il parroco di Lancenigo rev. Donà Venturato. Niente che facesse pensare ad una villa; piuttosto, una modesta ma dignitosa dimora come si conveniva ad un pievano di campagna. Così dovette rimanere anche per gli ignoti successori, fino alla metà del Settecento circa, quando si avviò la ristrutturazione per ricavarne una piccola residenza dominicale un poco più qualificata.

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Andiamo ancora avanti (la strada è alberata e davvero fresca)
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Pedalato per altri 300 metri teniamo la sinistra su via Fagarè. Ed eccoci che 200 metri più avanti proprio davanti a noi troviamo il complesso di Villa Tironi.

 

VILLA TIRONI (1600)

Buona parte dei beni che comprendevano la presente villa erano pervenuti alla nobile Cecilia Bomben intorno al 1680, in seguito alla controversa divisione con la sorella Elena dell'eredità lasciata dallo zio materno Mario Azzallin. Alla sostanza già di sua proprietà ella aggiunse la possessione grande de C (campi) 75 in villa di Piovenzan ed il molino locato a Zan Batta Zangrando, con Pigione di formento stara 54 oltre l'honoranze. Mercanti di origine fiorentina, i Bomben giunsero nel trevigiano intorno al 1300, dove attesero al vivere politico e civile, chi nella milizia et chi nelle attioni pubbliche della città, tanto che nel 1411 furono ufficialmente accolti nella cerchia nobile trevigiana.

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Teniamo ora la sinistra in via del Capitello e andiamo avanti per 1,4 km sino a incrociare per la prima volta nei pressi di un maneggio e da un ponte, il corso già importante del Melma.
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Avanti ora 150 metri e alla rotonda prendiamo la prima uscita girando quindi a destra. Siamo a Pezzan di Carbonera e in via grande di Pezzan. Fatti circa 200 metri sulla nostra sinistra il complesso della Chiesa Parrocchiale.
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Avanti ancora per 250 metri e ora a destra, altri 150 metri e quindi a sinistra e avanti per altri 100 metri. Ora a destra per 150 metri. Siamo nei pressi di Villa Maria e del suo oratorio.
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Teniamo la sinistra e procediamo per 300 metri. Ora usciamo a sinistra in via IV Novembre per 450 metri. Si va ora a destra in via Marconi.
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Facciamo 450 metri e quindi entriamo a destra in via Boschi. Dopo 1,1 km usciamo in via Grande di Carbonera e teniamo qui la destra andando avanti per  300 metri. Sulla sinistra della strada il nostro incontro ancora con il Melma ora a Carbonera.
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Siamo sul retro di Villa Bianchini.

 

VILLA BIANCHINI

Era un convento dei certosini del Montello e sede del XI corpo d’Armata durante la prima guerra mondiale, che vide ospiti Vittorio Emanuele III e il Duca d’Aosta. L’edificio originario di epoca seicentesca, nel 1800, venne proseguito verso est con una tipologia architettonica molti simile a quella antica. Indipendenti dalla struttura vennero aggiunte a nord una barchessa con arcate a tutto sesto e l’oratorio della Visitazione. Poco discosto dalla stretta facciata d’occidente scorre il fiume Melma, sulla cui riva vi è il giardino.

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Torniamo ora sui nostri passi, andiamo avanti per 150 metri e quindi a destra in via Bianchini. Si sta sfiorando il parco di Villa Bianchini fino a una curva secca a sinistra ove a destra vediamo l’ingresso della villa stessa. Noi andiamo avanti. Circa 150 metri più avanti andiamo a destra sulla regionale. Circa 350 metri più avanti ecco di nuovo il Melma da un ponte.

 

Andiamo avanti altri 200 metri e quindi entriamo a sinistra in via Fiume Melma. E’ un luogo questo davvero sorprendente da ammirare da un ponte di legno sul fiume.

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Andiamo avanti per altri 400 metri ed ora a destra in via Bianchini. Ora avanti per 550 metri sino a un isolato passaggio a livello. Circa 350 metri più avanti una bella abitazione e sull’incrocio, davanti alla stessa il Capitello alla Madonna.
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Dopo 800 metri via Bianchini finisce e noi usciamo su Via Callalta. Andiamo a destra per 50 metri. Quindi giù a sinistra in via Avogari. Circa 700 metri più avanti la via finisce; noi giriamo a destra per qualche metro e ancora a destra in viale della Libertà. Circa 400 metri più avanti prendiamo sulla sinistra la ciclabile con il fiume Melma sulla nostra sinistra. Siamo nella parte retrostante la Casa di Riposo di Silea. Un parco bello ed ombreggiato ci aspetta.
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Percorriamo il parco in direzione sud per tutta la sua lunghezza e poi usciamo verso sinistra, e attraversiamo poco oltre il Melma da un ponte. Teniamo la sinistra e procediamo ancora sulla ciclabile. Sono circa 100 metri e quindi usciamo andando a destra in via Tezze.Facciamo 150 metri ed usciamo in via Roma. Giriamo ora a destra. Poco oltre da un ponte ecco di nuovo il Melma. Siamo a Silea.

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Entriamo quindi a sinistra in via Macello. Pedaliamo con il Melma sulla nostra sinistra.
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Si percorre questa via per 500 metri e quindi si gira a destra in via delle Industrie. Altri 500 e giriamo a sinistra in via Alzaia sul Sile. Di lì per 300 metri. La strada finisce a ridosso del Sile. Poco più avanti ma a noi non accessibile vi è lo sbocco del Melma sul Sile e questa è la fine corsa.
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