IN BICI A CASTELLO DI GODEGO

 

Caratteristiche tecniche del percorso

Lunghezza :  17,5 km.

Difficoltà : facile

Stagioni:primavera ed estate.

DENTRO SAN PIETRO
DENTRO SAN PIETRO

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LA SIEPE
LA SIEPE

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DENTRO SAN PIETRO
DENTRO SAN PIETRO

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Il punto di partenza del nostro viaggio è posto in via Castello. La prima cosa che notiamo entrando in Castello di Godego è “il castellire”, cioè il rialzo su cui fu eretto il mitologico fortilizio di Godego. Procediamo quindi su via Castello e alla fine della stessa noteremo alla nostra destra l’ingresso in un’area pedonale. Stiamo entrando nell’area “storica” di Castello di Godego. In primis, ecco alla nostra destra la Canonica Quirini.

 

LA CANONICA QUIRINI

Querini è il nome di una famiglia patrizia di Venezia appartenente al gruppo di famiglie originarie, presenti all'epoca della fondazione della Serenissima. Qui, proprio in questa struttura risalente al XVIII secolo dimorarono i discendenti di questa antichissima famiglia patrizia. Ora è la sede della canonica.

CANONICA QUIRINI

LA CHIESA ABBAZIALE MARIA NASCENTE

Poco oltre alla canonica si apre davanti a noi la piazza centrale di Castello di Godego dominata dall’impinenza della chiesa abbaziale dedicata a Maria nascente.Anche qui i Quirini c’entrano! Infatti la vecchia chiesa di Godego che era stata edificata nel 1699 fu poi ampliata nel 1756 Nunzio Querini, nobile Veneziano. Ma la chiesa ormai manomessa fu quindi sostituita nelle sue funzioni dall’ultima chiesa erettta nella prima metà del secolo scorso dall’architetto Candiani.  A San Pietro, e a S. Maria Nascente è dedicata la Pieve di Godego, che è fra le più antiche della diocesi di Treviso. Nella bolla papale di Lucio III (1184) l'arciprete di Godego è nominato come uno dei quattro esponenti della diocesi che, con il Capitolo trevigiano, eleggevano il Vescovo. La Pieve, titolo di una Congregazione foranea, fu elevata al rango di Chiesa Abbaziale per sollecitudine dei suo Arciprete Nunzio Quirini, patrizio veneto, da papa Benedetto XIV nell'anno 1754. A lato della chiesa settecentesca ne fu eretta una più grande a metà dei nostro secolo, su progetto dell'architetto L. Candiani. Interessanti davvero gli affreschi in questa chiesa di B.Tiozzo, pittore nato a Mira nel 1928, allievo dei Bizzotto di Rossano Veneto, di Bruno ed Arturo Martini, allora Direttore dell’Accademia di Venezia, che  tra l’altro lo avviò agli studi artistici. Stimato come  abilissimo affreschista ed ottimo conoscitore di tutte le tecniche, ha affrescato in Ville e numerose Chiese del Veneto e del Friuli, fra le quali si ricordano la Chiesa di Crocetta del Montello, la Chiesa Abbaziale di Moggio Udinese, la Chiesa Abbaziale di Castello di Godego e la Chiesa di Pignano di Ragogna. 

TIOZZO
ABBAZIA

Usciti dalla chiesa sul lato opposto verso Via Roma, è da segnalare una stupenda fontana … dalle forme semplici… a monito futuro spero, per tutte le brutte scelte fatte in questi anni in materia di “ fontane publiche”, la cui progettazione è stata lasciata ad autori che mal si sono curati dell’inserimento di queste strutture nel paesaggio e nell’ambiente, diversamente da questo caso … “ un tocco di bellezza protettiva e materna…”

Sul lato destro della piazza con la chiesa davanti a noi ecco Villa Reiner.

VILLA RENIER/FOSCARINI

Collocata in Piazza XI Febbraio, è una villa del XVII secolo di proprietà della famiglia Renier. Ma chi sono i Renier? Si tratta di nobili veneziani che sarebbero giunti in laguna dalla Dalmazia in epoca assai antica. In particolare nel 1470, a seguito della conquista dell'isola di Negroponte, da parte dei Turchi, un gran numero di profughi veneziani fece ritorno in laguna: tra di essi, vi era la nobildonna Beatrice Renier, che, assieme a Polissena Premarin, fece voto di farsi religiosa se avesse avuto salva la vita. Giunte a Venezia, le due donne si fecero terziarie francescane e fondarono, secondo la tradizione, la Chiesa di San Sepolcro, oggi scomparsa. Ma la assegnazione chiara e certa ai Renier di questa villa è tutt’altro che scontata! A questa Villa restaurata ed ultimata nel 2008 dapprima è stato tolto lo stemma, poi dopo il restauro non è stato più posto il cartello che la denominava e descriveva come edificio costruito nel XVII° secolo. Lo storico Beltrame spiega che fin dagli anni ’80 il complesso era chiamato "Villa Renier" per uno stemma marmoreo situato sotto il poggiolo e per il fatto che la famiglia dei patrizi veneti Renier era presente a Godego fin dal ’300. La scoperta di un manoscritto di G.B. Melchiori Gattolini del 1790 attribuisce però la primitiva appartenenza della villa alla famiglia dei Foscarini. Nel 1893 le sorelle veronesi Elena e Anna Maria Silvestri l acquistarono. Le sorelle Silvestri avevano fondato a Venezia l’istituto religioso delle Figlie del Popolo, che si chiamarono poi "Ancelle di Gesù Bambino".  Nella barchessa fu aperta la prima Scuola d’Infanzia locale e nelle sale del palazzo una scuola di cucito e ricamo. L’intero complesso passò poi in eredità a suor Angelina , che fu nominata superiora. Ma la prima guerra mondiale portò carestia e fame. Le suore dovettero lasciare la casa, vi rimase di guardia solo suor Angelina, che affittò le stanze agli ufficiali militari. Suor Angelina si innamorò di un tenente di Trieste: così la suora, chiamata nel frattempo dai godigesi "Siora Angina", vendette la villa, lasciò l’ordine e si sposò col tenente triestino…  

REINER

Usciamo ora dalla piazza ed entriamo in Via G.Marconi. La nostra prossima tappa poco dopo, è Villa Mocenigo Garzoni Martini e il Barco Mocenigo.

VILLA MOCENIGO GARZONI MARTINI

Per secoli via Marconi, lungo la quale sorge l'importante edificio ricco di storia, si chiamò via Villa, proprio in riferimento a questa struttura definita anche e  non a caso “ la Villa di Godego”. Si tratta di una struttura complessa risalente a varie epoche che vanno dai sec. XV al XVIII. E’  posta ortogonalmente rispetto alla via, ove si affaccia con la sua parte settecentesca di rappresentanza. L'autore di quest’ultima fu l'arch. Francesco Maria Preti che la realizzò del '700. Davvero bello poi l'oratorio della Villa, che ripete in tono minore la facciata di rappresentanza.

IL BARCO MOCENIGO

Fu costruito intorno alla metà del XV sec. Lo scopo era quello di realizzare una struttura destinata all’intrattenimento dei nobili dopo le battute di caccia. Oggi invece la struttura è una scuola-bottega per opere artistiche. Può considerarsi senz’altro il più antico reperto del centro di Castello di Godego.La sua struttura centrale sorse intorno al 1446, anno in cui la famiglia Mocenigo giunge a Godego da Venezia. Una delle attività dei Mocenigo era la produzione di legname ricavato dalle numerose querce che esistevano poco più in là nella zona ancora oggi denominata “ dei Prai”. La costruzione raggiunse poi il suo massimo splendore verso la fine del 1600 con la realizzazione del salone affrescato.

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Dirigiamoci ora a nord percorrendo dapprima Via Marconi per un po’ non dimenticandoci di ammirare  qualche simbolo di devozione “ incastonato” nel muro. Poco dopo ecco Villa Priuli.

VILLA PRIULI E LA BARCHESSA

Villa del XVII SEC., ora sede del Museo Civico ove sono raccolti e conservati reperti dell'età del Bronzo e di epoca romana rinvenuti nel territorio circostante. Nell'Antiquarium sono raccolte alcune collezioni di reperti archeologici che rappresentano l'evoluzione della civiltà in questo territorio. I materiali recuperati dal locale "Gruppo Storico Archeologico" dal 1975 ad oggi provengono in preponderanza dal territorio di Castello di Godego, luogo più antico ed archeologicamente fertile di tutta la Castellana; si possono ammirare i materiali ceramici risalenti all'Età del Bronzo, provenienti da rinvenimenti operati presso le Motte di Castello di Godego, oltre a un notevole numero di frammenti, di ciotole, olle, dolii, elementi ansati con apofisi sommitale e materiali in pietra, quali macine e macinelli. In origine la villa apparteneva ai Mocenigo, poi per eredità passò ai Priuli, quindi ai Contarini, Querini e Garzoni. E' quanto resta di un grandioso complesso che si estendeva lungo la via fino alla piazza del Comune. La villa ha tre facciate: due sulle vie principali e una sul cortile d'onore, decorate con poggioli barocchi in pietra. 

VILLA PRIULI

Dalle tre grandi porte si accede all'originale salone del piano rialzato, affrescato nelle sovraporte e sottofinestre. La villa ora è  anche sede della Biblioteca Comunale e del Centro Culturale. E’ decorata all'interno da un vasto ciclo di affreschi di Paolo Piazza da Castelfranco - pittore del sec. XVII.

… e proprio lì accanto ecco la Chiesetta di Sant’Antonio!

LA CHIESETTA DI SANT’ANTONIO

O meglio, l’oratorio di Sant’Antonio, posto accanto alla villa Priuli. La sua architettura  risale al XVIII secolo.

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Svoltiamo ora a sinistra su Via Roma. Qualche metro più avanti sulla nostra destra c’è Villa Beltrame – Zorzi

VILLA BELTRAME – ZORZI

La Villa Beltrame del XVIII secolo, in origine si chiamava Ca' Zorzi; così infatti era nominata in antichi documenti ; Zorzi, la più illustre delle famiglie che la tennero dopo i Mocenigo.Sorge su fondazioni medievali e quattrocentesche ed è una grande costruzione con parte padronale, barchessa e barchi di varie epoche. All'interno del piano nobile presenta un ciclo di affreschi tratti dal poema d'amore quattrocentesco di Francesco Colonna, l'"Hypnerotomachia Poliphili". La barchessa, del sec. XVIII, attribuita a Francesco Maria Preti, adibita a filanda nel 1800, fu il primo opificio della zona. Fino al 1840 c'era un oratorio privato, ricordato nei vecchi documenti come la "Chiesa del Castello". Davanti al complesso si estende il giardino con vecchie essenze e statue originali in pietra di Costozza. 

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Usciamo ora dalla Villa e procediamo dritti per circa 150 metri e imbocchiamo sulla destra via Roma per altri 300 metri. Alla rotonda giriamo a sinistra e poco oltre sulla destra ecco il Santuario della Madonna della Crocetta.

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA CROCETTA

Godigo è una parola di origine longobarda che significa “boscaglia”, dati i numerosi boschi che, soprattutto nel passato, occupavano la zona. La strada che da Castelfranco porta a Bassano del Grappa passava necessariamente per lungo tratto in mezzo a fitte boscaglie, ed è appunto all’ombra di queste boscaglie che avviene il prodigio che darà origine al Santuario della Madonna della Crocetta. Sul calar della sera del 2 luglio 1420, un mercante ungherese, certo Pietro Tagliamento, si sta dirigendo con la sua mandria di bovini verso Bassano del Grappa. Pur non essendo molto pratico della via, intraprende il viaggio fidando nella protezione del Signore e della Madonna della quale è molto devoto.Giunto però nel folto della boscaglia, nei pressi di Castel di Godigo, si accorge di aver smarrito la strada; nel ricercarla si allontana dalla sua mandria, e ben presto smarrisce strada e mandria. Non si perde certo d’animo, e d’istinto continua la ricerca: tende l’orecchio in ascolto di eventuali muggiti o suoni di campani, alza la voce e chiama per nome i capi più sicuri del branco, si sposta qua e là nella macchia, ma nulla, non una voce, non un calpestio, non un segno del suo armento, nella tetra boscaglia. Sfiduciato per le inutili ricerche, ma fiducioso nell’aiuto della Beata Vergine di cui tanto è devoto, Pietro si inginocchia e prega con intensità.Tutto intorno vi sono solo le ombre della sera e del bosco, silenzio profondo. La preghiera di Pietro si fa ardente e fiduciosa. All’improvviso ecco una gran luce! Mentre smarrito cerca di rendersi conto di quanto accade, Pietro nella luce vede una giovane donna di sovrumana bellezza, con una veste azzurra ed un manto di porpora; sul braccio sinistro regge un bambino, e con la destra impugna una Croce.  Due figure angeliche reggono sul suo capo una corona. All’uomo esterrefatto, la bella Signora rivolge la parola:“Coraggio Pietro, pace a te! Troverai la tua mandria lungo la strada larga e diritta che vedi. Vai sicuro a Bassano, ma prima presentati al Rettore di questo borgo di Godego. A lui ed al popolo annuncia che Io desidero, dove pianto questa Croce, sia innalzato un tempietto in onore della Madre di Dio, dalla quale otterranno copiose benedizioni e vedranno operate grandi e mirabili cose”. Riavutosi dallo stupore, allo spuntar del sole, Pietro ritrova la sua mandria e, postala in luogo sicuro, prima di incamminarsi verso Bassano, raggiunge i responsabili della comunità di Godigo per adempiere il mandato ricevuto.

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Usciamo ora dalla chiesa e giriamo a nord a sinistra alla rotonda. Proseguiamo quindi per altri 400 metri circa ( siamo in Via Monte Grappa). All’incrocio giriamo a sinistra. Siamo ora in Via Ca’ Leoncino. Stiamo andando a recuperare Villa Ca’ Leoncino che si trova al civico 33.

VILLA CA’ LEONCINO

Edificio costruito tra il XV ed il XVIII secolo, la villa si presenta con un corpo centrale rialzato abbellito da due poggioli con colonnina in pietra. La sua facciata invece, dotata di un timpano di tipo templare, ricorda molto la facciata del santuario della Madonna della Crocetta che conosceremo più avanti. Lì vicino, un oratorio dedicato a Sant’Ignazio di Loyola.

CA LEONCINO - FOTO DI GIANNI DESTI_modif

Continuiamo ora su Via Ca’ Leoncino per altri 1,3 km circa sino a giungere ad una rotonda ove svolteremo a sinistra. Siamo ora in via 29 aprile. Altri 400 metri in direzione sud e poi a sinistra su Via Casoname. Altri 700 metri e quindi a destra sempre in direzione sud su Via Martiri della Libertà. Altri 400 metri e quindi a sinistra su Via Chioggia. Facciamo altri 800 metri circa e alla nostra sinistra ecco Villa Negri.

 

VILLA NEGRI

Di questo edificio del XVII secolo, spiccano in particolare la sua facciata a riquadri di marmorino e la sua barchessa a lato.E’ stata costruita nel XVII secolo per essere utilizzata in agricoltura. E' costituita da un corpo centrale dove risiedeva il padrone e da cui si aprono due ali che erano utilizzate come stalle e come ricoveri per gli attrezzi; all'estremità di questi si aprono le colombaie. Sotto i portici veniva anche essiccato il grano per poi venderlo. 

Lasciamo ora Villa Negri e dirigiamoci a est ripercorrendo Via Chioggia per circa 1,5 km sino a giungere all’incrocio con Via Cacciatora. Lì giriamo a sinistra in direzione sud. Giù così per 2,5 km sino a giungere a vedere alla nostra sinistra via Motte. Facciamo 400 metri e poi la via diventa Via del Vallo. La percorriamo per 500 metri e poi all’incrocio con Via Motte giriamo a destra in direzione sud. Altri 200 metri ed in prossimità di un grande ristorante noi giriamo a destra entrando dunque in Viottolo Motte. Altri 300 metri ed eccoci giunti alle motte. Un luogo davvero strano che ora proveremo a capire.

LE MOTTE DI CASTELLO DI GODEGO

“Le Motte” sono un grandioso manufatto con l’asse principale orientato lungo una direttrice nord-ovest sud-est; non appaiono pertanto inserite nel reticolato romano che, in questa zona, è ancora ben conservato. La loro posizione trasversale rispetto alla perfetta geometria delle antiche strade è uno degli elementi che induce a ritenere che le Motte siano una costruzione preromana, risalente all’età del bronzo (XII-X secolo a.C.). Molto intrigante la passeggiata che si può fare sopra i terrapieni. Vi è un bel sentiero che ci guida tutto attorno a questo luogo di origini antiche anche se ancora molto incerte.

MOTTE DI CASTELLO DI GODEGO

Usciamo ora dall’area delle “Motte”, seguendo lo sterrato in direzione nord-est che assume la denominazione di Viottolo Motte. Procediamo per circa 600 metri e giunti all’incrocio giriamo a nord a sinistra. Siamo ora in Via Motte. Andiamo in direzione nord per circa un chilometro e quindi all’incrocio che segue giriamo a sinistra e subito dopo a destra. Dritti per altri 350 metri e quindi alla rotonda  che segue noi giriamo a destra. Siamo in Via Vegre, via che percorreremo per circa 600 metri. Giunti all’incrocio con Via Pagnana noi giriamo a sinistra in direzione nord. Procediamo per  500 metri e all’incrocio che segue giriamo a destra. Siamo in  Via Grande. Facciamo altri 250 metri  e al semaforo andiamo dritti. Siamo ora in Via San Pietro. Dopo circa 500 metri arriveremo quindi al Sacello di San Pietro.

 

IL SACELLO DI SAN PIETRO

È la chiesa primitiva e più antica non solo di Godego ma di un vasto territorio comprendente anche Castelfranco Veneto. Fu eretto per volere di San Prosdocimo primo vescovo di Padova.Il Santo venne per le vie romane Aurelia e quindi Postumia ad evangelizzare. È di piccole dimensioni (m. 17,65 x 7,23); presenta pianta rettangolare terminante con abside semiesagonale, tetto a due spioventi con piccolo campanile a vetta sul culmine della facciata. Si tratta di un suggestivo edificio paleocristiano a pianta longitudinale e con il soffitto a capriate. Murate all'esterno della chiesa si trovano due croci in pietra scolpita risalenti al secolo VII. Nel 1747, al suo interno, nella mensa dell'altare venne ritrovata una cassetta di piombo con polvere di reliquie ed una croce intagliata recante una iscrizione gotica e la data 719. Ritrovati inoltre, nell'area del Sacello, due preziosi orecchini risalenti alla fine del IX  sec., in deposito presso l'Antiquarium di Villa Priuli.

 

 

sacello di san pietro castello di godego

Qui si chiude la prima parte del nostro viaggio in attesa dei Prai di Castello di Godego

UN'INCURSIONE AI PRAI DI CASTELLO DI GODEGO

 

Il sacello di San Pietro è anche il punto di partenza e di arrivo di uno splendido percorso tra i “ prai” (prati) della campagna di Castello di Godego.

 

Il territorio

“Il paesaggio agrario della pianura veneta è sotto gli occhi di tutti; sempre più piatto e monotono, sempre più spoglio di siepi ed alberature degne di questo nome, sempre più privato di qualsiasi residuo di ambienti naturali o seminaturali. Laddove invece qualche frammento di questi ambienti naturali o seminaturali resista ancora o laddove permanga qualche lembo di terra che ancora rispecchi un paesaggio agrario tradizionale, li è ancora possibile trovare raccolte assieme, come in un ultimo rifugio, numerose forme di vita animale e vegetale tipiche di questi stessi ambienti.” È il caso dei «Prai de Godego», un'ampia estensione terriera in buona parte compresa nel Comune di Castello di Godego, ma in parte ricadente anche in quelli di Riese Pio X e Castelfranco. Il toponimo stesso, «Prai», ne indica la tradizionale destinazione d'uso (da secoli a prato e/o pascolo secondo antiche regole). Il Sentiero Natura Prai nasce nel triennio 1992/1994 grazie alla volontà dei Comuni di Castello di Godego, Riese Pio X e Castelfranco Veneto. E' stato realizzato con la collaborazione della Scuola Media "G. Renier" di Castello di Godego, l'Associazione Amici dei Prai e le famiglie residenti nell'area Prai di Castello di Godego. Il sentiero descrive un anello di circa 8 km in località Inferno, con partenza ed arrivo nei pressi della Chiesetta di San Pietro. Il sentiero percorre stradine interpoderali ( cioè poste al confine di terreni di proprietà privata) e, per un piccolo tratto, una strada asfaltata; talvolta si dovranno attraversare delle proprietà private, per la qual cosa si raccomanda un particolare riguardo nel rispetto del territorio per non danneggiare i raccolti specialmente nel periodo della fienagione.

 

Le “Botte” di San Pietro

Vicino alla chiesetta di San Pietro troviamo il torrente Musone. Esso era accompagnato fino ad una ventina di anni fa da un'altro corso d'acqua che gli scorreva accanto, ora alla sua destra, ora alla sua sinistra: il Musonello. Il Musonello era infatti un canale artificiale che, prelevando acqua dal Musone, la utilizzava poi per azionare mulini ed altri opifici. Qui, prendendo come riferimento il ponte sul Musonello e procedendo un po' verso nord, si può osservare ciò che rimane della Botte di San Pietro, grazie alla quale il Musonello passava sotto per l'ultima volta il Musone e si dirigeva poi verso Castelfranco per portare acqua alle fosse, non senza aver prima azionato le pale del mulino di Villarazzo e dei due mulini di Borgo Bassano in Castelfranco.

Il primo tratto ci immerge sin da subito in visioni davvero “aperte” …

PRAI
 

Si procede seguendo il sentierino dietro la Chiesa di San Pietro sino ad incontrare il canale Roi.

 
Il canale Roi

Questo corso d'acqua si forma circa un paio di chilometri a nord del sentiero per la confluenza di alcuni fossati che raccolgono l'acqua reflua dai campi e si versa nell'Avenale in località Bella Venezia. 

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Si procede così per circa 2 km … sino ad incontrare un casolare diroccato

CASOLARE

Teniamo la destra e continuiamo sul bordo destro del prato lungo la siepe per circa 100 metri.

LA SIEPE
La siepe

Superati gli olmi, proseguiamo verso nord … sino alla siepe. Tutta l'area dei "Prai" è particolarmente ricca di siepi che un tempo costituivano una risorsa economica che andava a sommarsi al prato e alle altre coltivazioni; forniva infatti legname da ardere e da opera, materiale per la lettiera per gli animali domestici, funghi e selvaggina, frutti e bacche commestibili.

Lì teniamo la sinistra e circa a metà della linea della siepe ( fatti circa 50 metri quindi) entriamo a destra in uno stretto passaggio che ciporterà su un campo chiuso.

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Ci si dirige a destra e quindi a nord in una stradina persa in mezzo ai campi.

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… sino ad incontrare una strada sterrata. 

Lì giriamo a sinistra per ritornare verso Castello di Godego. Si fanno circa 700 metri sino ad una borgata. Ancora avanti circa 0,25 km su via Piave ed eccoci ancora nei pressi di Castello di Godego, nei pressi di un nuovo capitello votivo, ove la nostra tappa si conclude.

Le mappe dei Prai

 

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